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di Stefano Caliciuri

È tra le voci più popolari della radio italiana. Ma è anche tra i volti storici del vaping. Paolo Nocito, in arte Paolo Noise, sostiene e difende quotidianamente la causa della riduzione del danno attraverso i vaporizzatori personali. E lo fa convintamente  attraverso tutti i canali a sua disposizione. Dai social network agli spettacoli live, dalle fiere di settore a, naturalmente, Radio 105, emittente che trasmette la seguitissima trasmissione Lo Zoo di 105 di cui Noise è mattatore.

Come nasce il nome Noise?
Nome d’arte che nasce dal Dolby Noise Reduction System, una funzione delle piastre mangianastri che si utilizzavano negli Anni ’80 per ridurre le interferenze su nastro. Ai tempi ero giovane, mi chiamavo ancora Dj Paolino. Ma “Rumore” era il soprannome. Da lì decisi quindi di utilizzare Paolo Noise come nome d’arte.

Migliaia di serate, migliaia di trasmissioni radio. E immagino anche migliaia di sigarette…
Eh già. Fumavo un pacchetto di sigarette al giorno.

Fino all’incontro con la sigaretta elettronica.
noise_wenderChe è avvenuto cinque anni fa grazie a Wender. Era uno dei primissimi dispositivi, nulla a che vedere con quelli di adesso. Fui incuriosito da un liquido al gusto Coca Cola. Rimasi folgorato, uscii fuori di testa e cominciai a svapare con gli aromi rhum e Coca Cola. Nel giro di un anno ho smesso completamente di fumare. Certo, bisogna anche avere la forza di volontà per smettere definitivamente, non basta avere in mano un vaporizzatore. La volontà, come è sempre stato, è un fattore principale.

Ogni tua presenza in pubblico, sia uno spettacolo o una semplice apparizione in qualche fiera, è seguita da centinaia di hard vaper. Come te lo spieghi?
In realtà non penso sia così. Mi considero semplicemente un vaper: rigenero, creo liquidi, sono dentro al vaping sino al collo. O, per meglio dire, sino ai polmoni (sorride, ndr). Il concetto è che in linea di massima mi rivolgo a trecentossesanta gradi a chi non ha mai svapato e non conosce le potenzialità dei vaporizzatori personali.

Firmi una linea di liquidi di ricarica. Non credi che si possa confondere il messaggio salutistico con il messaggio commerciale?
paolo-noiseNo, non lo credo. Non mi sono improvvisato vaper, non me ne sono occupato soltanto da quando sono usciti i liquidi del brand Noise Vape. Anzi, il messaggio era proprio opposto: io col vaping ce l’ho fatta, mi sto divertendo, potete farcela anche voi. Credo che ci sia bisogno di un punto di riferimento, di un modello da cui prendere esempio. Anzi, ti dirò: all’inizio ho subìto un sacco di critiche da cosiddetti hard vapers. I più accaniti mi consideravano uno che rovinava loro la festa, un buffone, un fenomeno mediatico. Poi invece hanno capito che per me il vaping è qualcosa di realmente appassionante e importante. Le persone che mi hanno seguito nel percorso lo sanno. Non faccio finta e non vendo fumo, nel vero senso della parola. Ogni giorno mi contattano decine e decine di persone per chiedermi consigli e supporto. Credo che il palazzo dove abito sia quello a più alta densità di condomini vapers. È l’unico palazzo d’Italia che profuma di torta.

Qual è l’aneddoto più divertente legato al mondo del vaping.
Ce ne sarebbero un sacco. Ma credo che il culmine l’ho toccato anni fa, quando nel palazzo di 105 ero ancora tra i pochi a svapare. Ero in diretta e ho esagerato con il cloud. Ho fatto suonare l’allarme mentre ero in diretta ed è partito l’annuncio di evacuazione. Il nostro stabile confina con la sede del Consolato americano che ha attivato i marines perché eravamo in periodo di attentati terroristici. Sulle agenzie è uscita la notizia di un allarme bomba a Radio 105. E tutto per una nuvola di vapore un po’ troppo densa.

Ha fatto discutere un articolo de La Repubblica su cui si parlava di una presunta tossicità della sigaretta elettronica. Il tuo video di sfogo è diventato virale. Ma perché contro il giornale e non contro chi quelle cose le ha dette, ovvero l’Organizzazione mondiale della sanità?
noise_videoPerché ero terribilmente arrabbiato. Il percorso che si intraprende con i vaporizzatori serve per liberarsi di un vizio mortale. Non dico che non faccia male, ma come sostengono ormai tutti gli studi scientifici, è del 95 per cento meno tossico del tabacco. Ecco perché non mi sono tenuto. Quel titolo contro l’ecig mi ha fatto male. Noi facciamo un lavoro da ormai due anni per dissuadere le persone e poi viene fuori una cosa del genere che in cinque minuti raggiunge milioni di persone e magari vanifica tutto quello che di buono era stato fatto dal settore e per il settore.

Ma perchè nessuna parola contro l’Oms, la suprema istituzione in materia di salute?
Perché sappiamo tutti come lavorano. Summit in alberghi a cinque stelle in luoghi da sogno: se la suonano e se la cantano. Le ricerche alternative a quello che sostengono loro non finiscono mai sui giornali. Chissà perché, forse perché questo tipo di disinformazione è strettamente legata agli interessi delle lobby del tabacco? Non lo so, ma viene facile pensar male. Il mio sfogo voleva essere a uso delle persone che mi seguono. Io non ho verità in tasca, ma ognuno dovrebbe avere la capacità di verificare la fondatezza della notizia.

Nel tuo lavoro hai mai subìto pressioni?
No, non ho mai subito pressioni. L’unica pressione che invece mi sentirei di fare è rivolta al nostro governo per cancellare la locuzione “sigaretta elettronica”. Non è una sigaretta, non produce fumo ma solo vapore. Chiamiamola semplicemente vaporizzatore, che poi è esattamente quello che è.

Cosa ti fa più arrabbiare?
paolo_noiseLe persone che mi dicono: “Ma fumatene una vera”. Sono semplicemente fuori di testa. Io sono contento di esser riuscito a convincere quasi la metà dei colleghi in radio ad utilizzare i vaporizzatori personali. Su duecento persone, siamo quasi cento ad aver scelto il vaping. Però per svapare dobbiamo andare nei luoghi per fumatori. Ed è lì che mi sento dire quella fastidiosissima frase. La gente non capisce che non è un palliativo della sigaretta ma è altra cosa.

Ad ottobre eri alla fiera di Roma con un tuo liquido. Come coniughi l’obiettività da consumatore all’interesse commerciale?
noise_fieraAttraverso due dettagli. Il primo è che i miei liquidi sono veramente buoni, oggettivamente, a detta di moltissimi di coloro che li hanno provati. Il secondo è che non mi si può tacciare di marchettismo. Negli ultimi tre anni ci ho messo la faccia e nessuno ha mai parlato tanto del vaping come ho fatto io. Conosco ormai tutte le persone del settore, moltissimi consumatori, assaggio praticamente tutto quello che esce in commercio. Sostengo l’idea che l’unione faccia la forza. Non penso ci sia concorrenza malsana nel settore. D’altronde siamo tutti sulla stessa barca e il vento che guida la rotta è lo stesso per tutti. Svapare è come andare al ristorante: una volta scegli la pizza, una volta la carne, una volta il sushi. Si sceglie quello che ci va in quel momento.

Come vedi il mondo del vaping tra dieci anni?
noise_palcoBasta pensare a come era due anni fa. Nel giro di qualche anno le percentuali di vendita e diffusione sono salite spaventosamente. L’importante è che lo Stato non ci metta lo zampino per rovinare tutto. Le grandi aziende si sono accollate un carico pesante a livello economico per salvare tutti attraverso i ricorsi in tribunale.

Un consiglio rivolto ai più giovani?
Attenzione a quello che comprate e dove lo comprate. Tutto quello che è fatto in Italia è sicuro. Per svapare usiamo due tipi di prodotti: una cosa che contiene corrente elettrica ed una cosa che ti butti dentro l’organismo. Bisogna fare moltissima attenzione quando si compra qualcosa magari in rete e magari in Cina. Quasi nulla di quello che si trova su questi canali è certificato o comunque rispetta i nostri standard di sicurezza. Quindi, ragazzi, fate attenzione a quello che trovate in rete. Non lasciatevi tentare solo dal risparmio, dai due euro in meno. Ne va della vostra salute e della vostra sicurezza.

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