CONDIVIDI

di Stefano Caliciuri

La ricerca scientifica vale di meno se fatta su commissione? È etico sottoscrivere un patto col diavolo pur di continuare a sostenere una causa giusta? Le multinazionali del tabacco possono essere credibili o il pregiudizio getterà un’ombra sui loro risultati? Sono le domande che in questi giorni stanno ponendosi molti autorevoli esponenti della scienza impegnati sul fronte della riduzione del danno. E, quindi, della sigaretta elettronica contro il fumo.
Tutto nasce da un programma di finanziamenti rivolti alla ricerca sostenuto da Philip Morris: denaro che entrerà nelle casse degli enti e delle organizzazioni anti-tabacco o di sostegno della sigaretta elettronica che saranno selezionati in seguito a richiesta.
schermata-2016-12-22-alle-15-55-08La querelle risale già ad alcuni mesi fa quando il tabaccologo francese Jean Francois Etter aveva pubblicamente sostenuto che non ci sarebbe nulla di male a dare spazio sulle riviste scientifiche alle ricerche condotte dalle multinazionali del tabacco. La risposta dell’altrettanto autorevole professor Dautzenberg non si è fatta attendere. Un secco no per significare che, probabilmente, lui non accetta compromessi – o meglio, denaro – da Big Tobacco.
Il progetto di Philip Morris, a partire dalla metà del prossimo anno, sarà volto a “sostenere e promuovere gli studi promossi dai ricercatori indipendenti o verificare i risultati scientifici di Pmi dei nostri prodotti di riduzione del rischio”. In sostanza, Philip Morris vorrebbe commissionare a ricercatori esterni la verifica di quanto già studiato dal loro dipartimento di ricerca. Al momento, secondo quanto comunicato da Pmi, è stata finanziata l’Accademia di medicina preventiva del Kazakistan con 860 mila euro per una ricerca che terminerà a marzo del 2018.
La questione, purtroppo, è sempre la stessa: il privato interviene laddove non arriva lo Stato. E visto che i finanziamenti alla ricerca sono spesso in fondo a quasi tutti i bilanci statali, per sopravvivere bisogna spesso accettare finanziamenti terzi.
Proprio ieri la Sovape, associazione francese che riunisce gli interessi dei consumatori e della scienza a tutela del vaping, ha pubblicato il bilancio dell’attività annuale, a partire dal grande Summit del vaping sino alle conferenze stampa regionali. Decine di incontri e convegni organizzati con il solo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla possibilità di ridurre il danno attraverso l’utilizzo della sigaretta elettronica. Attività svolte soltanto attraverso donazioni private (poche migliaia di euro) e volontariato. Questo rende l’idea di come sia difficile organizzare e mantenere in vita un qualsiasi progetto, soprattutto se difende una posizione minoritaria.
Philip Morris ha deciso di finanziare la ricerca sulla sigaretta elettronica e qualcuno certamente accetterà l’offerta. Sarà un bene o un male? Il dibattito è aperto.

generale_474x126_sigmagazine

NON CI SONO COMMENTI

RISPONDI