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di Barbara Mennitti

Lo scopo della ricerca condotta da un team di medici francesi era quello di trovare dei dispositivi alternativi per la somministrazione di medicine tramite aerosol che fossero economici, comodi e facili da usare per i pazienti e allo stesso tempo in grado di produrre particelle di vapore molto piccole. Così la squadra guidata da Jérémie Pourchez, direttore aggiunto del Centre Ingénierie et Santé e responsabile del dipartimento “Biomateriali e particelle inalate” dell’Ecole des Mines di Saint-Etienne, ha pensato di sperimentare la capacità di somministrazione di broncodilatatori dei recenti sistemi elettronici per la somministrazione di nicotina (ENDS) ad alta potenza, più comunemente noti come vaporizzatori personali o sigarette elettroniche.
Per valutarne l’efficacia si è quantificata tramite cromatografia liquida e spettrometria di massa la somministrazione di solfato di terbutalina, un broncodilatatore utilizzato tramite inalazione per curare l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. La conclusione dello studio, pubblicato su PubMed, è che gli ENDS di nuova generazione ad alta potenza sono molto efficienti nel produrre micro particelle vettori di molecole di medicinale, che mantiene una concentrazione costante indipendentemente dalla dimensione. I vaporizzatori personali – conclude la ricerca – si adattano inoltre molto bene alle necessità dei pazienti.
Il futuro della somministrazione dei medicinali, almeno per alcune patologie, è dunque nella tecnologia delle sigarette elettroniche? È una ipotesi già prospettata da molti esperti del settore, fra cui il professor Riccardo Polosa. E forse anche una parziale spiegazione del perché il vaping abbia tanti, agguerriti, avversari.

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