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di Barbara Mennitti

L’Unione Europea rende pubblici – anche se per arrivarci bisogna armarsi di molta pazienza – i risultati della consultazione sulla fiscalità da applicare ai prodotti del tabacco, ivi compresa la sigaretta elettroniche che tuttavia non contiene tabacco. La consultazione è stata aperta ai cittadini dell’Unione dal novembre 2016  al 16 febbraio scorso, esclusivamente in lingua inglese, cosa che ha suscitato non poche perplessità e proteste. Ma vediamo come si sono espressi i cittadini europei.
La prima osservazione da fare è che la stragrande maggioranza delle risposte è venuta da singoli individui, uno schiacciante 95,72 per cento. Gli operatori economici erano il 2,99 per cento, mentre le varie associazioni no-profit sono relegate quasi all’irrilevanza con l’1,05 per cento delle risposte. Il 72, per cento di chi ha risposto ha dichiarato di essere un utilizzatore di sigarette elettroniche, dunque il tam-tam mediatico fra i vaper ha dato i suoi frutti. Per quanto riguarda la provenienza, la parte del leone l’ha giocata la Germania che ha dato il 40,48 per cento delle risposte. Seguono la Polonia con il 23,8 per cento e il Regno Unito con l’8,44. Quarta l’Italia che ha contribuito con il 5,15 per cento, e poi Francia, Ungheria e Finlandia, tutte al di sopra del 2 per cento. Gli altri Paesi dell’Unione hanno percentuali di partecipazione fra lo zero e qualcosa e l’1 e qualcosa per cento.
La risposta dei cittadini al quesito principale è netta. L’89,88 per cento ritiene che le sigarette elettroniche e i liquidi di ricarica non debbano essere tassati e solo il 6,18 per cento concede che siano sottoposti a imposta solo in caso contengano nicotina. E se una tassa ci deve essere, l’80,34 per cento ritiene che debba essere molto più bassa di quella applicata alle sigarette. Maggioranze altrettanto bulgare – circa il 75 per cento – anche per il paragone con gli altri prodotti da fumo: tabacco trinciato, sigari, cigarillos e tabacco da pipa.
I pareri cambiano molto quando si parla dei riscaldatori di tabacco. La maggior parte degli intervistati ritiene sempre che debbano essere tassati molto meno delle sigarette, ma qui la percentuale scende al 23,38 per cento, mentre una fetta di cittadini quasi uguale – il 20,4 per cento – ritiene che debbano essere tassati in maniera equivalente alle sigarette. Il 15,29 per cento sceglie una via di mezzo, ritenendo che debbano essere tassati meno della sigaretta tradizionale, ma più dell’ecig. Percentuali simili si riscontrano anche per il paragone con gli altri prodotti contenenti tabacco (quelli veri).
Si può dire che l’interesse dei cittadini dell’Unione europea si sia fermato qui, alla quindicesima delle oltre 120 domande della consultazione. Da questo punto in poi la percentuale più rilevante diventa quella di “no answer”, nessuna risposta, cosa spiegabile facilmente con il tecnicismo dei quesiti e il fatto che fossero formulati solo in inglese. Un po’ di interesse ha suscitato ancora la proposta di armonizzazione fiscale per i prodotti del vaping: la maggioranza di chi ha dato una risposta è contraria a tutte le varianti proposte nella consultazione, bocciando anche i possibili effetti positivi prefigurati. E se a causa delle tasse i prodotti del vaping dovessero aumentare di prezzo del 20 per cento? Secondo i cittadini sarebbero probabili due effetti: i vaper si rivolgerebbero a vie di rifornimento “informali” o tornerebbero ai prodotti del tabacco tradizionali.