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(tratto da Sigmagazine bimestrale numero 1 marzo-aprile 2017)

di Stefano Caliciuri

Non sostiene la causa del vaping per partito preso e neppure per dovere di partito. Lo fa perché è profondamente convinta che la sigaretta elettronica sia un importante strumento di riduzione del danno. Lo scorso Natale l’ha regalata alle sue collaboratrici, spinta dalla ricerca inglese secondo cui l’ecig riduce i danni del tabacco di almeno il 95 per cento. Adriana Galgano è parlamentare italiana, deputata del gruppo Civici e Innovatori. La incontriamo nell’ufficio romano di vicolo Valdina, un ex convento ora adibito a sede di lavoro e di rappresentanza di alcuni gruppi parlamentari.
Galgano fu tra i pochi rappresentanti delle istituzioni ad ascoltare le richieste degli operatori di settore in occasione della manifestazione del 2013 in piazza Montecitorio. Da allora si impegna nella salvaguardia e nella tutela del settore, mettendo a disposizione tutti gli strumenti alla sua portata: interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno. È riuscita anche a far calendarizzare un question time al ministro della Salute Lorenzin in diretta televisiva.
Ma come nasce il suo interesse per il vaping?
Sin da subito mi sono accorta che si stava introducendo una normativa punitiva nei confronti di un settore che invece tende a migliorare la salute e la qualità della vita dei cittadini. Non potevo consentire che il governo iper tassasse il settore. Le provai tutte per far capire che si trattava di una normativa dannosa, ma purtroppo non riuscii ad essere abbastanza convincente. Ho semplicemente portato avanti quanto il mio gruppo Civici e Innovatori sostiene sin dal nome: penso che la buona innovazione produca vantaggi e che debba essere sviluppata anziché bastonata fiscalmente. Da liberale aggiungo che un’elevata tassazione finisce soltanto per danneggiare il consumatore. Una cosa del genere sarebbe impensabile in qualsiasi altro Paese del mondo che avesse a cuore l’innovazione e la proiezione nel futuro.

Sta dicendo che le aziende del vaping potrebbero accedere a contributi e finanziamenti in virtù dell’innovazione aziendale?

Pippo Civati e Adriana Galgano (convegno sull’ecig promosso da Strade e Vapitaly)

Se sono aziende innovative sì, senza dubbio. Se hanno un laboratorio di Ricerca e sviluppo anche. Così come se sviluppano tecnologia relativa all’apparecchio elettronico, il software. Se si riuscisse a sviluppare un settore legato alla ricerca e all’applicazione dei risultati sia sul liquido che sulla progettazione, si potrebbe creare un polo di sviluppo settoriale con enormi potenzialità. Uno dei problemi del Paese è che è estremamente lento nella creazione di aziende in settori innovativi. Abbiamo bisogno di più velocità per creare occupazione e per compensare la perdita di innovazione nei settori tradizionali.

Si chiama burocrazia…
In alcuni casi si chiama burocrazia, altre volte si tratta di ostacoli posti intenzionalmente.

E nel settore del fumo elettronico chi mette questi ostacoli? Perché è così difficile convincere il legislatore?
Per tanti fattori. In primo luogo, da quello che ho visto, il Ministero della Salute ha un’impronta molto conservatrice e conservativa condivisa da una parte di parlamentari che considerano il cittadino qualcuno da proteggere da mille pericoli. E questo è un aspetto culturale difficile da superare.

La classica figura dell’Italia-mamma.
Esatto. Dell’Italia-mamma che deve proteggere tutto e tutti ad ogni costo. Da questo consegue una lentezza esasperante e uno scarso contatto del mondo politico con quello della ricerca. In ultimo, non dimentichiamo la costante ricerca di risorse economiche per far quadrare i conti statali. Si vanno a pescare ovunque sia possibile e in diversi casi non valutando le conseguenze. In Parlamento, lo dico con rammarico e tristezza, manca la cultura di valutare le conseguenze delle proprie scelte.

Si ragiona sull’immediato, senza pensare al domani.
Faccio un esempio: abbiamo imposto una tassazione a scopo sociale di un centesimo di euro sulle acque minerali. Posto che noi siamo contrari all’imposizione di qualsiasi nuova tassa, mi ha colpito che durante il dibattito in aula moltissimi considerassero un centesimo come un’inezia, senza calcolare qual è l’utile reale di un produttore su una bottiglia, che magari è proprio quel centesimo. Non bisogna valutarlo in valore assoluto ma in relazione ad un conto comparato tra profitti e perdite. Molto spesso emerge questa incapacità del legislatore di valutare un intervento in base ai conti economici dell’azienda. Un altro esempio chiaro è la tassa sui natanti che ha desertificato i porti italiani. O, per tornare al tema, quella sui liquidi da inalazione che ha favorito gli acquisti all’estero e l’online a discapito delle nostre attività produttive.

Alla miopia politica spesso si aggiunge l’ostracismo dei gruppi di pressione del tabacco.
Certamente, ma c’è anche da dire che lo Stato introita 11 miliardi di euro dal monopolio dei tabacchi, la metà di una manovra finanziaria. Ogni volta che si apre un pacchetto di sigarette, è un incasso garantito per lo Stato. Anche da questo, secondo me, dipendono le decisioni sbagliate sulle sigarette elettroniche.

Gli operatori di settore sottolineano che il vapore non è fumo. La sigaretta elettronica e quella tradizionale hanno in comune soltanto parte del nome e, eventualmente, una dose di nicotina. Come si può dire che un liquido a zero nicotina al sapore di torta al limone è tabacco?
Infatti la Corte costituzionale ha già sentenziato che non ci sono motivi per tassare una sigaretta elettronica che consente di aspirare qualcosa che non contiene né scorie tossiche da combustione né sostanze psicoattive come la nicotina. In Parlamento ho sostenuto che gli studi internazionali sono condotti seguendo protocolli internazionali e quindi hanno valenza universale. Bisognerebbe cominciare ad accettare quelli che ci sono, come quello inglese del Royal College of Physicians.

In molti sostengono che è passato ancora troppo poco tempo per avere studi affidabili.
Capirei il senso di questa frase se nel frattempo si procedesse a farne altri. Ma visto che non è così, questa risposta è risibile soprattutto sui liquidi che non contengono nicotina.

I produttori di liquidi per sigarette elettroniche sostengono che una tassazione equa debba colpire la concentrazione di nicotina, mentre le multinazionali del tabacco chiedono che sia tassato il flacone di ricarica a prescindere dalla nicotina. Qual è la sua visione?
Condivido l’impostazione della tassa proporzionale. Se la dannosità è legata alla quantità di nicotina, è chiaro anche che dobbiamo spingere il consumo verso i liquidi senza nicotina. Un flacone con meno nicotina è da incentivare e quindi è più intelligente mettere una tassa inferiore. Non ha veramente senso tassare i liquidi allo stesso modo.

Ha lo spazio per tre tweet. Il primo rivolto ai consumatori.
Scopri il piacere dell’innovazione e avvantaggia la tua salute, svapa elettronico.

Il secondo ai negozianti.
Svolgono un importante ruolo sociale nel momento in cui diffondono la cultura della sigaretta elettronica, soprattutto senza nicotina.

Il terzo ai colleghi in Parlamento.
Il fumo elettronico è uno degli ambiti in cui si misura il rapporto del Paese con l’innovazione. Per questo chiediamo l’alleanza con tutti coloro che si occupano di innovazione per portarla dentro il Parlamento e sostenerla.