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di Barbara Mennitti

Dopo Philip Morris che incanala le sue forze nel “creare un futuro senza fumo”, anche un altro colosso del tabacco scende in campo per illustrare i danni causati dalle sigarette. E se Peter Nixon, capo di Pmi Uk, era entrato nel dibattito britannico, scrivendo al Ministro della salute Philip Hammond chiedendo addirittura di aumentare – ma non troppo – le tasse sulle sigarette, British American Tobacco interviene pubblicamente nella discussione in Australia, dove recentemente le autorità sanitarie hanno ribadito il divieto di vendita di eliquids contenenti nicotina.
Intervenendo nella nota trasmissione 60 minutes, il leader del team scientifico di Bat David O’Reilly ha dichiarato che: “Circa la metà dei fumatori, soprattutto quelli che fumano per tutta la vita, morirà prematuramente”. Quanto prematuramente? “Forse 10 anni – ha specificato O’Reilly – a causa di diverse malattie, come il cancro ai polmoni, malattie cardiache o respiratorie”. Non è che quanto detto dallo scienziato sia una novità, ma sentirlo dalla voce di chi lavora per una multinazionale del tabacco fa sicuramente un certo effetto. Nel resto dell’intervista, poi, O’Reilly illustra i vantaggi del vaping rispetto al fumo, insistendo sul fatto che il primo sia del 95 per cento meno dannoso del secondo e sottolineando i grandi investimenti di Bat in questo settore.
Insomma, tutto sembra indicare che i colossi del tabacco sono pronti al grande salto. Pronti ad abbandonare, almeno nel mondo occidentale, la sigaretta tradizionale per puntare seriamente su un prodotto più etico, socialmente accettabile e meno dannoso, sia esso la sigaretta elettronica o il riscaldatore di tabacco.
Se questi ingombranti compagni di strada siano un alleato o un pericolo per il settore del vaping, è una questione molto aperta. La giornalista Tara Brown, durante l’intervista ad O’Reilly, si è lasciata sfuggire: “Si rende conto che il vostro passato rende difficile fidarsi di quello che dite oggi?”. E questo è un po’ il punto. Molti, anche ad alti livelli delle istituzioni sanitarie, temono che la sigaretta elettronica non sia altro che l’ennesimo trasformismo dell’industria del tabacco, capace di cambiare pelle a seconda delle esigenze. D’altra parte, se queste aziende si convertissero interamente ad un prodotto meno dannoso, i vantaggi in termini di salute pubblica sarebbero innegabili. Vi sono poi fondati timori che aziende con risorse tanto massicce finirebbero per fagocitare i produttori indipendenti, appiattendo di fatto il mercato e l’offerta. Insomma, il dibattito è tutt’altro che chiuso.

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