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di Barbara Mennitti

Il vapore della sigaretta elettronica non favorisce lo sviluppo delle cellule tumorali. Al contrario, il fumo di una sigaretta convenzionale dimostra una forte attività di promozione del cancro anche a basse concentrazioni. È quanto emerge da uno studio finanziato e in parte condotto da British American Tobacco e pubblicato sulla rivista specializzata Environmental and Molecular Mutagenesis. La ricerca, intitolata Comparative tumor promotion assessment of e-cigarettes and cigarettes using the in vitro Bhas 42 cell transformation assay, è stata coordinata da Damien Breheny del dipartimento Ricerca e Sviluppo di Bat.
I test sulla trasformazione cellulare in vitro sono usati per stabilire il potenziale cancerogeno degli agenti chimici e sono in grado di distinguere gli agenti cancerogeni genotossici da quelli non genotossici. Cioè quelli in grado di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula, causando mutazioni all’interno della struttura del DNA, da quelli che non lo fanno. Il Bhas 42 è un metodo utilizzato proprio per distinguere fra questi due tipi di agenti chimici ed è la prima volta che viene usato per mettere a confronto fumo e vapore.
Su queste basi, i ricercatori hanno confrontato gli effetti sulle cellule in vitro del vapore di una sigaretta elettronica (una Vype e-pen) e del fumo di una sigaretta convenzionale, seguendo una metodologia di lavoro piuttosto complessa. Il risultato è che mentre il fumo di sigaretta tradizionale era positivo ai test anche a una concentrazione maggiore o uguale a 6 microgrammi per millilitri, il vapore non ha dimostrato alcuna attività di promozione del cancro. “Questi daticonclude lo studiosi vanno ad aggiungere alle prove scientifiche che suggeriscono che la sigaretta elettronica può essere una alternativa più sicura alle sigarette tradizionali”.

 

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