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di Stefano Caliciuri

L’iter parlamentare ha dinamiche molto particolari. A volte le esigenze di partito superano le logica e la prassi comunemente riconosciute. Succede così che per mettere il bastone tra le ruote all’esecutivo, l’opposizione decida di inondare di emendamenti la commissione, rallentando dunque ogni possibile ragionamento ponderato. In questi giorni il Ministero delle Finanze sta procedendo con la scrittura della cosiddetta manovrina correttiva dei conti dello Stato. Ogni gruppo parlamentare ha mosso il proprio ufficio legislativo per presentare quanti più emendamenti possibile. Tecnica vuole che vengano, ciclicamente, inseriti tutti quelli che negli anni non sono stati accettati, proprio perché l’intenzione è fare massa.
E’ durata solo poche ore la presenza di un emendamento di Forza Italia che chiedeva la regolamentazione delle vendita dei liquidi con nicotina, nella fattispecie si chiedeva la possibilità di vendita esclusiva ai tabaccai. L’emendamento era a prima firma di Alberto Giorgetti, l’ex sottosegretario alle Finanze del governo Berlusconi.
Onde evitare qualsiasi tipo di polemica strumentale, Alberto Giorgetti – al telefono con Sigmagazine – ha tenuto a precisare  che “si tratta di un vecchio emendamento che non avevo neanche visto. Lungi da me presentare una cosa del genere. Dopo le esperienze passate non voglio più occuparmi di sigarette elettroniche, tanto meno in un momento storico appeso ad una sentenza della Corte costituzionale che deve ancora pronunciarsi. Il settore ha certamente bisogno di una regolamentazione ad hoc ma questa potrà avvenire soltanto quando la Consulta avrà finalmente espresso il proprio giudizio“.
Ma chi è stato allora a inserire l’emendamento nel grande calderone? “Non lo so. Posso però dire con certezza, visto che questo invece l’ho fatto io, che appena ne ho avuto notizia ho subito provveduto a dare comunicazione alla Commissione che l’emendamento andava ritirato“. I non detti sono tanti in questa storia: probabilmente l’emendamento è stato inserito da un funzionario che voleva semplicemente “fare massa e quantità“. Se così non fosse, significherebbe che qualcun altro ha appositamente rispolverato un vecchio emendamento soltanto per creare un polverone, magari utilizzandolo in maniera strumentale. “L’unica cosa che invece posso confermare – conclude Giorgetti – è che ho chiesto una riconsiderazione della norma sugli shop online. Ma non quelli italiani come riportato nell’emendamento ma soltanto verso quelli esteri. Ma anche in questo caso è bene attendere la sentenza della Consulta prima di dare vita a qualsiasi ipotesi di riforma”.

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