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di Barbara Mennitti

È appena stato pubblicato il Nanny State Index 2017, cioè una classifica degli Stati etici (o Stati mamma) all’interno dell’Unione europea. O, come spiegano i suoi creatori, una guida ai Paesi peggiori fra i 28 Stati membri per mangiare, bere, fumare e svapare. L’iniziativa è guidata dal think-tank European Policy Information Center (Epicenter) e ha fra i partners l’italiano Istituto Bruno Leoni. In pratica per ognuna delle quattro categorie – cibo e soft drinks, bevande alcoliche, tabacco e sigarette elettroniche – la classifica prende in esame le politiche adottate in ogni Paese. Più queste sono paternalistiche, più hanno riflessi negativi sulla libertà di scelta del consumatore e più lo Stato in questione scala posizioni nella classifica dei Nanny States.
Epicenter descrive come politiche paternalistiche tutte quelle volte ad aumentare il prezzo di un prodotto (attraverso la tassazione o il monopolio della vendita), a stigmatizzare e colpevolizzare il consumatore, limitarne la scelta, creare difficoltà al consumatore, limitare l’informazione (per esempio proibendo la pubblicità) e spesso riducendo la qualità del prodotto. Insomma, tutte quelle politiche che hanno come obiettivo di scoraggiare il consumo di prodotti che sono – va sottolineato – legali.
La classifica generale, che mette insieme i risultati per tutte e quattro le categorie prese in esame, presenta poche conferme e molte sorprese. Al primo posto, meritatissimamente, la Finlandia che si rivela il Paese più restrittivo anche per le categorie del vaping e dell’alcool. Ma la prima sorpresa arriva già con il secondo posto della classifica, dove troviamo quello che nell’immaginario di molti è il Paese del laissez-faire e della liberalità: il Regno Unito, che si salva dalla vetta solo per le sue politiche liberali sul vaping. Nella classifica relativa all’ecig, infatti, il regno d’Oltremanica strappa un invidiabile 27esimo posto. Meglio di così ha fatto solo la Svezia. Nella classifica generale i Paesi con leggi più liberali sono la Repubblica Ceca, la Germania (altra sorpresa) e la Slovenia. L’Italia si piazza al 16esimo posto, fra gli Stati più liberi: in salita rispetto all’anno scorso, ma ancora più vicina alla coda che alla cima della classifica.
Le cose cambiano, però, se si va a guardare la classifica relativa al vaping. Qui troviamo il nostro Paese al 12esimo posto, cioè fra quelli meno liberi. Questa posizione alta – spiegano a Epicenter – è dovuta alle restrizioni imposte sui prodotti e, soprattutto, al fatto che “l’Italia è stato il primo membro dell’Unione a introdurre una tassa specifica sulla sigaretta elettronica ad un tasso punitivo di 0,38 euro per millilitro”. Da notare anche che quella del vaping è la categoria in cui il nostro Paese raggiunge il punteggio più alto. Siamo infatti 17esimi per quanto riguarda le politiche restrittive su cibo e soft drinks, 16esimi per quelle sul tabacco e 15esimi per quelle sull’alcool. Cioè l’Italia si preoccupa di limitare ai suoi cittadini l’accesso alla sigaretta elettronica molto più di quello al tabacco e all’alcool, nonostante vi sia ormai unanime consenso scientifico sul fatto che il vaping sia drasticamente più sicuro del fumo. Insomma, nel nostro caso più che mamma, lo Stato è matrigna.