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di Barbara Mennitti

Una nuova prova della assoluta non pericolosità del “vapore passivo”, cioè dell’aerosol prodotto dalla sigaretta elettronica per soggetti terzi, arriva da Michael Siegel, professore presso il Dipartimento di Scienze della salute presso la Scuola di Salute pubblica dell’Università di Boston. L’accademico, membro anche del Comitato scientifico internazionale per la sigaretta elettronica, spiega che il Dipartimento per la Salute pubblica della California sta conducendo dei test per sondare la qualità dell’aria nei vape shops dello Stato. Siegel ha ottenuto i risultati del monitoraggio condotto in un particolare negozio, che sgombrerebbe il campo da tutti gli allarmismi.
In questo particolare negozio – scrive il professore sul suo blog The rest of the storyl’indagine è stata condotta in condizioni piuttosto sfavorevoli. Molti dei commessi svapavano durante i test e tredici clienti hanno fatto lo stesso mentre erano in negozio. Non era attivo alcun sistema di ventilazione e a tratti si vedevano nuvole di vapore”. Insomma, condizioni “estreme” che rappresentano un livello di esposizione molto maggiore di altri luoghi pubblici come bar, ristoranti o uffici.
Eppure le analisi parlano chiaro: a parte la formaldeide, presente in quantità coerente ai livelli normalmente presenti nell’aria in condizioni normali, non sono state rilevate altre sostanze tossiche. Niente nicotina, niente diacetile, né acetone, acetaldeide o benzene (per la lista completa rimandiamo a The rest of the story). Insomma, niente che giustifichi l’imposizione del divieto di svapare in luoghi pubblici. E se questi sono i risultati di un’indagine condotta in un luogo saturo di vapore, si può immaginare che valgano per qualsiasi luogo.
E infatti Siegel commenta: “Questo studio prova che in condizioni di vita reali, il vapore passivo non pone alcun rischio significativo per la salute”. Dunque, continua l’accademico che ha dedicato gran parte della sua vita a combattere il tabacco e il fumo passivo, la scienza dimostra che il vapore non danneggia in alcun modo terzi e non vi sono motivi per proibire la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici.