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di Stefano Caliciuri

Sono passati cento giorni dall’elezione di Antonella Panuzzo alla presidenza di UniEcig (già Ansi), la nuova associazione dei negozianti specializzati in sigarette elettroniche. In questi casi, è consuetudine tracciare un bilancio dell’attività svolta. Sempre estranea dalle strutture associative e dalla ribalta pubblica e social, Antonella Panuzzo è stata prima eletta nel direttivo (a seguito di ballottaggio contro Federica Mazzetti, ndr) e poi scelta all’unanimità come presidente. Nonostante con Antonella siamo legati da un’amicizia nata già anni fa proprio all’insegna del vaping, su molti aspetti normativi ed etici abbiamo opinioni differenti.
Con la scelta di Panuzzo alla presidenza, il direttivo voleva dare un’immagine nuova all‘associazione presentando un vertice non già conosciuto all’interno delle precedenti esperienze aggregative. In cento giorni, però, molto è cambiato. Il direttivo, ad esempio, ha dovuto sopportare le dimissioni di un suo componente, il vicepresidente vicario Duccio Fabiani, rimanendo così composto da quattro persone: Fabrizio Bollini, Vito Civello, Fabio Manganello e, appunto, Antonella Panuzzo.
Perdere pezzi dopo poche settimane non è mai un bel risultato. Cosa significa, che siete già alla rottura ancora prima di nascere?
Non direi. Credo che questa sia la fase di assestamento. Abbiamo bisogno di conoscerci anche tra di noi. Il direttivo è provvisorio, frutto di una votazione, non siamo una compagnia di amici. Siamo, al contrario, un gruppo di persone che vogliono contribuire alla salvaguardia degli interessi dei commercianti specializzati in vaping. Siamo nati prima sulla carta e soltanto in un secondo momento siamo stati formalizzati come associazione. E’ naturale che non tutti abbiamo la stessa visione del settore ma come in tutte le democrazie elettive è la maggioranza a stabilire le linee guida. Chi non è d’accordo può lottare per cambiare le cose dal di dentro oppure decidere di andarsene. Chi decide per quest’ultima strada non lo fa a cuor leggero ma con sofferenza e patimento. Io ringrazierò sempre Fabiani perché anche grazie a lui è nata UniEcig. Avere un’idea, però, non significa averne la gestione senza se e senza ma. Era il tempo di una associazione ma poi la strada da percorrere è stata decisa a maggioranza.
Entriamo nel dettaglio dei cento giorni. La percezione esterna è che, oltre a chiedere la quota associativa e dare evidenza a qualche notizia di carattere generale sul vaping sul vostro sito internet, null’altro sia stato fatto.
Se dici questo, vuol dire che stiamo lavorando bene.
In che senso, scusa…
UniEcig vuol lavorare come un’associazione di categoria, dando ascolto e risposte soltanto agli associati e confrontarsi con gli stakeholders del settore. Non sottovalutiamo neppure il confronto con le istituzioni che non sempre hanno deciso a favore del settore. Non vedrai mai un mio commento o un indirizzo strategico sui social network o sui relativi gruppi, strumenti tanto in voga quanto effimeri. Le notizie le diamo quotidianamente ai nostri associati attraverso una rassegna stampa curata dai nostri consulenti alla comunicazione istituzionale (Open Gate, già consulenti di Anafe, l’associazione dei produttori, ndr). Un’associazione non nasce per fare qualcosa e poi comunicarla; un’associazione prima di tutto si confronta al proprio interno, decide se e cosa fare e poi, eventualmente, comunica. Ma soltanto a cose fatte e soltanto, in prima battuta, ai propri associati. Se poi qualcuno pensa che i gruppi dei social network siano essi stessi delle associazioni allora è un altro discorso. Noi non la pensiamo così, i nostri associati sono i nostri unici interlocutori.
E allora vediamo cosa avete fatto.
Da cosa cominciamo? Potrei dire dei due incontri avuti con Ministero della salute e con i vertici di Anafe. Oppure dell’incontro non avuto con la Federazione dei Tabaccai. Scegli tu.
Dall’incontro con i funzionari del Ministero.
Un mese e mezzo fa, circa, siamo stati ricevuti dai funzionari del Ministero della salute a cui abbiamo portato le nostre istanze concernenti i problemi del settore. Ad esempio, visto l’allora imminente ingresso della TPD, i dubbi riguardanti l’interpretazione della normativa sull’hardware e sui liquidi. In questo incontro abbiamo ricevuto un approccio di apertura e di collaborazione nei confronti delle varie problematiche che affliggono il nostro giovane ma produttivo settore. A questo è seguito un incontro con l’associazione di categoria dei produttori per concordare una strategia di azione comune e per lavorare su due fronti solo all’apparenza opposti.
Ma questo non vuol dire nulla. In concreto cosa avete fatto e cosa vi siete detti?
Come ti dicevo, l’approccio di UniEcig è di collaborazione tra i vari reparti del settore. Coinvolgere Anafe, avere quindi un dialogo aperto tra produttori, grossisti e negozianti è un obiettivo che ci siamo prefissati per agevolare il lavoro di entrambi. In questo primo incontro abbiamo messo le basi per un confronto onesto e diligente. Tra i temi trattati: la necessità per i negozianti di avere la documentazione necessaria per eseguire il proprio lavoro nel pieno rispetto della normativa vigente e la necessità di una forma di controllo a monte per evitare la svalutazione del prodotto. Ma è ancora presto ed inopportuno darne evidenza pubblica adesso.
Allora attenderemo un vostro comunicato a cose fatte. Passiamo all’incontro con l’associazione dei tabaccai che hai detto che non avete avuto. Perché quindi metterlo tra le cose fatte nei primi cento giorni?
Le posizioni della Fit sono ancora lontanissime da un confronto ragionevole e interessante. Ho ritenuto importante dover dire “No, grazie” alla richiesta di incontro, nonostante le raccomandazioni formali che ci sono arrivate anche da parte di persone vicine al settore poiché in questo momento non abbiamo nulla da dirci con i tabaccai. Con tutto il rispetto che merita quella categoria, credo che prima di tutto noi dovremmo confrontarci con chi questo settore lo fa e lo vive giorno per giorno: produttori, importatori e distributori in primis. Che senso avrebbe andare dai tabaccai per sentirci dire che loro vorrebbero collaborare con noi “sollevandoci” dal problema legato alla nicotina e lasciandoci vendere tutto il resto? A chi gioverebbe andare dai tabaccai per sentirci dire che loro vorrebbero gestire attraverso una rete distributiva ad hoc i prodotti del vaping? Con i tabaccai ci dovrebbe essere confronto ma sicuramente non in questa fase. Il settore è ancora troppo giovane.
In che senso?
Per i nostri clienti noi siamo dei consulenti. Chi entra da noi non pensa di entrare in un negozio “mordi e fuggi”. Vuole essere consigliato nella scelta e accompagnato nel percorso di disintossicazione dalla nicotina. Noi non siamo “commessi”, siamo operatori specializzati. E’ questa la grande differenza tra noi e loro. Se trattano i fumatori come meri clienti abbiamo perso tutti. Quel fumatore abbandonato a se stesso getterà la sua ecig e tornerà a fumare sigarette tradizionali. Vallo a spiegare poi all’Istituto superiore di sanità che la colpa è del tabaccaio che non ha la competenza necessaria a seguire il cliente e non del prodotto in sé che invece è l’unico vero strumento di riduzione del danno.
In questo momento esistono due associazioni dei negozianti. In cosa vi differenziate, se qualche differenza si può trovare?
Nell’approccio di base. Anide pur essendo un’associazione ormai storica guidata da una condottiera come Elisabetta Robotti parla alla pancia dei negozianti. Hanno le loro caratteristiche di persone passionali, senza mezze misure. Noi siamo, per così dire, più diplomatici. Ci siamo posti  l’obiettivo di comunicare soltanto i risultati ottenuti. Siamo nati da tre mesi, siamo appena partiti. Quando arriveremo al traguardo lo saprete anche perché già così, fattivi ma discreti, abbiamo riscontrato che i pochi post informativi sono stati utilizzati per creare inutili polemiche che certamente non giovano a nessuno. Purtroppo non ho il potere e le capacità per farlo capire ai diretti interessati. Nel frattempo la strada da percorrere però è decisa soltanto dagli iscritti. Non ci vedrete mai, ad esempio, porre una domanda sui social network o esprimere giudizi o commenti. Se mai lo faremo sarà per dare notizia di qualcosa che è avvenuto o che è cambiato. Non ci piace fare proclami e abbiamo deciso che questa sarà la linea cui dovranno sottostare tutti i soci e in primis i membri del direttivo.
Come vedi il prossimo anno per il settore del vaping?
Molto dipenderà dalla sentenza della Corte costituzionale che, verosimilmente, verrà pronunciata nei primi mesi del nuovo anno. Da quella dipenderà la tassazione sui liquidi con nicotina. Non voglio esprimermi nel merito, anche perché sarebbe banale dire cosa auspico, ma spero che finalmente possa essere messo un punto fermo sulle vicende giudiziarie. Nel bene o nel male bisognerà trovare una linea di galleggiamento che possa, non dico accontentare, ma almeno rendere possibile il lavoro di tutti.
Quanti iscritti avete?
Finché non raggiungeremo la quasi totalità del settore gli iscritti saranno sempre pochi. Abbiamo bisogno della partecipazione di tutti per la buona riuscita del progetto. Molte richieste sono già arrivate e continuano ad arrivare. Questi cento giorni sono stati molto impegnativi sotto tutti i fronti. I commercianti stanno entrando nell’idea che bisogna fare qualcosa e il numero di richieste di adesione che ci arrivano ogni giorno ne è la conferma.
In conclusione, come rispondi a chi ti accusa di non essere presente sui social network?
Banalmente che la vita reale non ruota attorno ai social network e men che meno attorno ai gruppi più o meno segreti creati al suo interno. Non ho mai utilizzato i social network se non per diletto e continuerò a comportarmi così. Ho la fortuna di avere un lavoro che adoro, una famiglia che amo, degli hobby che mi appassionano e non sento la necessità di dire quello che penso attraverso una piattaforma virtuale. L’associazione è un organismo reale, costituita da persone e da professionisti. Con loro mi sono sempre rapportata e con loro continuerò a rapportarmi in prima persona. Ma probabilmente questa è una polemica messa in piedi da chi non mi conosce. O da chi pensa che esisti soltanto se scrivi su Facebook. Fortunatamente nel nostro Paese ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni. Malauguratamente, però, in pochi sanno distinguerle dai fatti.