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di Stefano Caliciuri

Ce ne è voluto, ma alla fine anche il Ministero della Salute deve ammettere che i vaporizzatori non sono dannosi per la salute come la sigaretta tradizionale. Potrebbe sembrare la classica scoperta dell’acqua calda ma è pur sempre un passo in avanti verso il riconoscimento dello status ufficiale di strumento di riduzione del rischio. L’ammissione è contenuta all’interno di una relazione sul fumo passivo curata dal gruppo di lavoro Gard del quale fanno parte autorevoli membri di organizzazioni sanitarie, scientifiche e direzioni ministeriali, tra cui Lorenzo Spizzicchino, Giacomo Mangiaracina, Daniela Galeone, coautori dello studio La tutela dal fumo passivo negli spazi confinati o aperti non regolamentati dalla Legge 3/2003 art.51 (Legge Sirchia) e successive modificazioni.
Sebbene il raffronto con il fumo di sigaretta faccia ipotizzare una possibile riduzione del danno/rischio da parte dei vaporizzatori – si legge nelle conclusioni del documento – si ritengono necessari ulteriori studi volti a caratterizzare meglio la composizione dei costituenti chimici dei vaporizzatori in fase aerosolica e liquida per definirne gli effetti sulla salute dei bambini“. Un punto di vista differente rispetto quanto sepre sostenuto: ora l’attenzione è volta soltanto nei confronti delle fasce più deboli e, in quanto tale, giustamente devono essere tutelate contro ogni tentazione derivante, ad esempio, da etichette ambigue. Ma l’attenzione si sposterà anche sugli eventuali danni dal cosidetto vapore passivo. Qualche ricerca in tal senso è già stata pubblicata ed avrebbe già dimostrato che la permanenza del vapore nell’ambiente non è in alcun modo paragonabile a quella del fumo, così come non esistono scorie tossiche, a differenza del fumo di sigaretta.
Nel documento si parla anche di Tpd in relazione alle sigarette elettroniche. Scorrendo il testo compare una ennesima conferma sulla posizione ministeriale circa la vendita dei prodotti del vaping ai minori: gli autori puntualizzano che con il recepimento della Direttiva europea è stato “confermato il divieto di vendita ai minori delle sigarette elettroniche con nicotina“. Di particolare importanza, dunque, la presenza della locuzione “con nicotina“, come a voler sottolineare e prendere atto che tutto il resto non è vincolato dalla normativa, tantomeno vietato.
Non meno d’impatto il commento sugli utilizzatori di sigarette elettroniche, soprattutto “tra gli ex-fumatori ovvero coloro che hanno smesso di fumare sigarette di tabacco: una minoranza utilizza la sigaretta elettronica, un uso che, se supporta l’astinenza, potrebbe essere positivo per la salute“. Parole importanti che se avranno un seguito potrebbero aprire una breccia nel muro di diffidenza nei confronti del vaping.