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di Barbara Mennitti

Di snus ci siamo già occupati diverse volte, derogando un po’ da quello che è il “core business” del nostro lavoro. Lo facciamo per due motivi. Il primo è che vogliamo dare cittadinanza a tutti i metodi di disassuefazione dal tabagismo. Il secondo, importantissimo motivo è che la vicenda dello snus rappresenta un fulgido esempio di come spesso la politica (in questo caso quella europea) risponda a logiche difficilmente comprensibili (a meno che non si voglia pensar male) e finisca per fare esattamente il contrario di quello che dovrebbe, cioè tutelare la salute pubblica. Nell’ostracismo dell’Unione europea verso il “tabacco in bustine per uso orale” si rintracciano tutti i nonsense che abbiamo poi visto applicati alla sigaretta elettronica. Con la differenza che il primo era e rimane un prodotto di nicchia, mentre l’ecig nel frattempo è diventata il più diffuso strumento di lotta al tabagismo.
La storia dello snus in Europa si racconta con poche parole: nel 1992 la sua vendita viene proibita in tutti i Paesi dell’allora Comunità europea in seguito ad uno studio dell’Oms che indicava il tabacco orale come cancerogeno, anche se poi la stessa organizzazione ammetteva la mancanza di prove dei danni alla salute nei consumatori. L’unico Stato in cui rimane in circolazione è la Svezia, che nei negoziati di adesione (avvenuta il 1 gennaio del 1995) chiede una deroga. Dunque in Europa si continua a fumare e in Svezia a mettere le bustine di tabacco sotto il labbro superiore.
Passano gli anni ed escono le statistiche. Nella più recente, resa nota pochi mesi fa dal governo svedese, si scopre che nel Paese scandinavo i tassi dei fumatori sono di gran lunga i più bassi di tutta l’Unione. Ma non è tutto. In Svezia i decessi per cancro al polmone sono meno della metà della media europea e anche l’incidenza di tumori al pancreas e al cavo orale è molto più bassa che nel resto del Continente. A fronte di questi numeri l’azienda produttrice di snus Swedish Match e l’associazione di consumatori New Nicotine Alliance presentano ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere l’abolizione del divieto di vendita del prodotto.
E ora scendono in campo anche diciotto scienziati ed esperti di lotta al tabagismo per chiedere di riconsiderare la misura restrittiva. Le loro ragioni sono raccolte in una lettera indirizzata al numero due della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermanns, commissario per la qualità della legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali. Perché sono proprio questi diritti, secondo gli scienziati, ad essere violati dal divieto di vendita dello snus. Alla luce dei dati contenuti nell’ultimo Eurobarometro, i firmatari chiedono di riconsiderare la decisione. “A causa – dicono – di una valutazione completamente inadeguata delle evidenze scientifiche e degli impatti, l’Unione europea ha imposto una regolamentazione arbitraria che non fa che aggravare il peso di malattie e morti premature evitabili nell’Ue”.
Fra le firme in calce alla missiva si trovano molti nomi noti al mondo del vaping: Riccardo Polosa, Konstantinos Farsalinos, Jean François Etter, Jacques Le Houezec, John Britton, Lynn Kozlowsky, David Sweanor e Clive Bates, solo per fare alcuni nomi. Una lettera è stata inviata anche ai ministri svedesi per la Sicurezza sociale e per gli Affari europei, Annika Strandhäll e Ann Linde, chiedendo che il governo scandinavo si impegni attivamente per fare pressioni sulla Commissione contro il divieto di vendita dello snus. Così tutti i cittadini europei avrebbero a disposizione una scelta ora possibile solo agli svedesi.

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