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tratto da Sigmagazine bimestrale, #3 Luglio-Agosto 2017

di Pierluigi Mennitti

Da quando è diventata oggetto di larga diffusione, la sigaretta elettronica ha permesso a oltre 6 milioni di europei di smettere di fumare e a oltre 9 milioni di loro di ridurre il consumo di tabacco. È uno dei risultati, probabilmente il più eclatante, emerso alcuni anni fa dal più recente sondaggio europeo che incrociava i dati sull’utilizzo dell’ecigarette e quelli sulle abitudini dei fumatori.
Si tratta dell’Eurobarometro 2014, i cui risultati sono alla base di un saggio di Konstantinos Farsalinos, ricercatore al centro cardiologico Onassis dell’Università di Patrasso, in Grecia, che focalizza la sua analisi sull’utilità della sigaretta elettronica come strumento per affrancarsi dalla dipendenza dal tabacco. Il contributo è contenuto nel libro Die E-Zigarette, curato dal professore di Francoforte Heino Stöver, un volume collettaneo pubblicato di recente in Germania.
Dimenticate le suggestioni sullo svapo, le nuvole di vapore, il confronto sulla qualità dei liquidi o sulle ultime innovazioni tecnologiche dell’hardware. I numeri estrapolati da Farsalinos hanno un unico ma importantissimo obiettivo: dimostrare che la sigaretta elettronica è un valido strumento per avviare o portare a termine il processo d’addio al tabagismo e chiedere alla politica e al mondo dei media di abbandonare scetticismo e disinformazione e adoperarsi per la pubblicizzazione della sigaretta elettronica come terapia anti-fumo. Il concetto di fondo è quello della riduzione del rischio, legato alle patologie del consumo di tabacco, ancor più che di quello della nicotina.
A livello europeo, l’utilizzo dell’ecig è stato analizzato dai ricercatori statistici solo a partire dal 2012. Nelle indagini sul consumo di tabacco, le inchieste estese all’utilizzo della sigaretta elettronica sono comparse dunque solo nell’Eurobarometro 2012, l’unico al quale si può fare riferimento per confrontare i dati del 2014. Il primo si riferiva ai consumatori di 27 paesi dell’Unione Europea, il secondo ne comprendeva 28, inglobando anche la Croazia: tempi pre-Brexit.
Ma le indagini attraverso sondaggi a base scientifica sul fumo in Europa risalgono di fatto a un ventennio prima, quando l’Eurobarometro 1995 analizzò per la prima volta le abitudini dei fumatori negli allora 15 paesi membri dell’Ue, in vista delle politiche anti-fumo che negli anni successivi furono gradualmente introdotte in quasi tutti gli Stati dell’Unione. Uno sguardo al passato aiuta a capire da dove siamo partiti. Dal 1995 sono passati appena 22 anni ma per quel che riguarda le abitudini dei fumatori sembra trascorsa una vita intera. Allora l’Eurobarometro certificò che il 33,9% dei cittadini dei 15 Stati membri dell’Ue di età superiore ai 15 anni consumasse tabacco (una media di 16 sigarette al giorno) e che i fumatori più incalliti abitassero in Danimarca, Olanda, Grecia e Belgio: più Europa del Nord che Europa meridionale.
Diciannove anni dopo, l’Eurobarometro 2014 ha fissato al 26% la quota dei fumatori nei 28 Paesi dell’Ue, inclusi dunque quelli dell’Est e del Sud-Est Europa nel frattempo entrati a far parte del club di Bruxelles. Sono otto punti percentuali in meno, che assumono ancora più valore se si tiene conto che nei Paesi di recente ingresso le campagne anti-fumo sono realtà recenti e nei primi anni del post-comunismo soprattutto le sigarette “made in Usa” sono state parte della nuova esperienza di Occidente e libertà. E proprio nel Nord Europa si è registrata la flessione più forte, tanto che nessuno dei Paesi nordeuropei in cima all’Eurobarometro 1995 si ritrova sul podio in quello del 2014, ora occupato da Grecia, Bulgaria e Croazia: insomma la roccaforte dei fumatori ha trovato il suo passaggio a Sudest.
Ma la circostanza più interessante, incrociando i dati del 1995 e del 2014 con quelli del 2012, è che di quell’8% in meno di fumatori, il 2% è stato registrato negli ultimi due anni, dall’Eurobarometro 2012 all’Eurobarometro 2014, mentre nei precedenti 17 (dall’Eurobarometro 1995 all’Eurobarometro 2012) il calo era stato di 6 punti. La fascia di età in cui era stata registrata la riduzione più forte di fumatori nel 2014 era quella dei giovanissimi (tra i 15 e i 24 anni), per la prima volta al di sotto della media europea, quella più resistente alle politiche anti-fumo risultava la fascia fra i 40 e i 54 anni, seguita da quella fra i 25 e i 39. Un altro dato generale interessante, estrapolato dall’Eurobarometro 2014, era il 20% di fumatori che aveva dichiarato di aver provato a smettere nel corso dell’ultimo anno e il 41% negli ultimi anni. Tra questi, il 65% dichiarava di aver tentato di abbandonare il fumo senza l’ausilio di alcun mezzo, puntando solo sulla propria forza di volontà, il 12% di aver adottato trattamenti sostitutivi con prodotti a base di nicotina, il 10% di aver provato le sigarette elettroniche, il 55 di essersi affidato al supporto di medici.
Dal rapporto 2012 l’Eurobarometro ha quindi iniziato a monitorare l’utilizzo delle sigarette elettroniche nell’ambito delle sue indagini sul consumo di tabacco e sui metodi di affrancamento. E già 5 anni fa 7 europei su 10 conoscevano l’esistenza del nuovo prodotto elettronico. Il 20,3% dei fumatori, il 4,4 degli ex fumatori e l’1,1% dei non fumatori aveva dichiarato di aver provato almeno una volta a svapare. Fino al 2012, oltre 29 milioni di europei oltre i 15 anni avevano utilizzato almeno una volta una sigaretta elettronica e 2 milioni (il 9%) dichiarava di utilizzarla ancora regolarmente. Confermato il forte legame tra utilizzatori si sigarette elettroniche e fumatori, una forte incidenza sul consumo aveva il giudizio sul danno alla salute che anche lo svapo potrebbe comportare. Meglio, la percezione del danno, dal momento che le informazioni di natura sanitaria sull’argomento erano (e sono ancora oggi nonostante la diffusione nel frattempo di studi che quantomeno certificano la minore dannosità rispetto al fumo) condizionate, quando non distorte, da una pubblicistica nel migliore dei casi superficiale. L’Eurobarometro 2012 rilevava dunque che tra i fumatori, il 40% considerava la ecig ugualmente dannosa e il 28,5% meno dannosa rispetto alla sigaretta tradizionale, mentre il 31% non aveva un’opinione netta. Che tra coloro che consideravano lo svapo ugualmente dannoso rispetto al fumo, le resistenze all’utilizzo del nuovo strumento erano molto forti, ma anche che i più giovani erano i più propensi a tentare un cambio di abitudini.
L’Eurobarometro 2014 ha approfondito la prima indagine del 2012, aggiungendo nel questionario fornito ai cittadini Ue interpellati una domanda centrale: “L’utilizzo della sigaretta elettronica vi ha aiutato a ridurre il consumo di sigarette o a smettere completamente di fumare?”. Con una ulteriore domanda a corredo: “Quale strumento avete utilizzato per primo?”, quesito fondamentale per valutare anche un’altra polemica che coinvolge il vaping, quella di possibile porta d’ingresso al fumo per chi finora era rimasto estraneo alla dipendenza.
Il primo risultato da evidenziare è che nel 2014 48 milioni e mezzo di europei avevano dichiarato di aver provato almeno una volta una sigaretta elettronica: un balzo di poco meno di 20 milioni, rispetto agli oltre 29 registrati dall’Eurobarometro 2012. Il secondo dato importante è che il 90% di essi era costituito da ex o attuali fumatori. “L’aumento degli utilizzatori di e-cig in due anni è stato riscontrabile in ogni settore”, scrive Konstantinos Farsalinos, sottolineando come nel 2014 il 31,1% dei fumatori, il 10,8 degli ex fumatori e il 2,3% dei non fumatori aveva dichiarato di aver provato almeno una volta a svapare. Rispetto al 2012, rispettivamente, +11,2%, +6,4% e +1,2%.
Come informazioni ulteriori, per capire meglio il mondo di coloro che approdano al vaping per sfuggire allo smoking, c’è da registrare che il 76% degli utilizzatori europei di ecig (in numeri assoluti 37,3 milioni, la grande maggioranza del mercato) dichiara di usare liquidi contenenti nicotina. Infine i numeri del rapporto ufficiale Ue decisivi per la ricerca di Farsalinos, riportati a inizio di questo articolo: il 14% di coloro che avevano dichiarato di aver utilizzato la sigaretta elettronica almeno una volta (6,1 milioni) erano riusciti ad affrancarsi dal fumo, il 21,2% (9,2 milioni) affermava di aver ridotto il consumo di sigarette.
I sondaggi di Bruxelles dimostrano soprattutto una serie di assunti divenuti il cavallo di battaglia di quella comunità scientifica che si è schierata a favore di una maggiore pubblicizzazione della sigaretta elettronica come strumento più efficacie per affrancarsi dal tabagismo o diminuirne gli effetti nocivi sulla salute, nel quadro del concetto di riduzione del rischio. Le ecig vengono utilizzate prevalentemente da chi è consumatore di tabacco, sigarette, sigari o pipe, o da chi lo è stato ed è riuscito ad affrancarsi in parte o del tutto dal fumo. L’utilizzo da parte di chi non ha mai fumato è invece molto ridotto, confinato in particolare a curiosi e ancor più raramente porta a un consumo di liquidi contenenti nicotina. “La sigaretta elettronica viene utilizzata raramente come prodotto di ingresso nel mondo del vaping o successivamente del fumo, al contrario ha aiutato milioni di europei ad abbandonare il tabacco o a ridurne il consumo”, sono le conclusioni del saggio di Farsalinos.

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