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di Stefano Caliciuri

Lavora per l’azienda elvetica StattQualm il giovane arrestato con l’accusa di aver svapato in pubblico. La polizia lo ha condotto presso il carcere statale e, dopo sei giorni di isolamento, rilasciato con l’accusa pendente di possesso ed importazione illegale di prodotti del vaping. Il processo potrebbe condannarlo sino a cinque anni di detenzione, anche se la speranza è che venga comminata una semplice espulsione dal Paese. Sia l’ambasciata svizzera che i titolari dell’azienda e i famigliari sono stati avvertiti dell’accaduto.
Siamo consapevoli – scrivono in una nota i titolari di StattQualm – del fatto che alcuni paesi hanno difficoltà a normare le sigarette elettroniche. In Thailandia, la situazione sembra relativamente poco chiara e arbitraria. Nel nostro caso un agente di polizia ha deciso che il vaping è da considerare “extra illegale”. È stato arrestato, portato via, ed rimasto sei giorni in prigione, completamente tagliati fuori dal mondo, senza un contatti con l’esterno e in condizioni degradanti e disumane. Il nostro amico è stato in grado di lasciare la prigione ieri e sta aspettando il processo. Una sentenza potrebbe essere l’espulsione immediata ma rischia anche fino a 5 anni di reclusione. In questo modo – conclude la nota di StattQualm – vogliamo mettere in guardia la comunità: se qualcuno di voi ha intenzione di visitare la Thailandia, vi prego di lasciare a casa la vostra sigaretta elettronica. Non è uno scherzo. Il nostro amico deve servire come monito. Qualunque cosa tu legga sulla rete, non rischiare. Ti prego, prenditi cura di te”.