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di Barbara Mennitti

Alla fine del 2016, l’allora Surgeon General americano Vivek Murthy rese pubblico un report sull’utilizzo della sigaretta elettronica fra i giovani, indicandolo come “una delle principali preoccupazioni di salute pubblica” nel suo Paese. Il documento puntava il dito sugli effetti della nicotina sui giovani e, pur ammettendo “dei vuoti nelle evidenze scientifiche”, si concludeva con una chiamata alle armi per “proteggere i giovani della nostra nazione e impedire che siano danneggiati da questi prodotti”. Nel frattempo Murthy è stato defenestrato dall’amministrazione Trump e sostituito da Jerome Adams, ma il suo documento continua a nuocere alla reputazione del vaping. E non solo negli Stati Uniti.
Per questo quattro scienziati hanno deciso di riesaminare i dati dello studio del 2016 e vedere se giungevano alle stesse conclusioni. Si tratta di Riccardo Polosa e Konstantinos Farsalinos, che non hanno bisogno di presentazione nel mondo del vaping, coadiuvati da Christopher Russel e Joel Nitzkin. Il loro studio, appena pubblicato su Harm Reduction Journal, si intitola appunto “A critique of the US Surgeon General’s conclusions regarding e-cigarette use among youth and young adults in the United States of America”. In particolare, sono state prese in esame le fonti principali di dati sulla tossicità della nicotina e la prevalenza dell’uso della sigaretta fra i giovani citati nel rapporto di Murthy.
I risultati di Polosa e Farsalinos ribaltano quanto affermato nel rapporto in questione. I sondaggi condotti da anni a livello nazionale indicano che la maggioranza dei giovani americani usa l’ecig in maniera occasionale o sperimentale e fra questi i non fumatori sono una parte trascurabile. La maggioranza di quella piccola parte che svapa regolarmente – continua lo studio – consuma prodotti senza nicotina. E si sottolinea come la più significativa diminuzione dei tassi di fumatori fra i giovani si sia verificata proprio con la comparsa e la diffusione delle sigarette elettroniche.
Gli scienziati sono molto critici anche sui danni prodotti dalla nicotina descritti nel rapporto del 2016. Le evidenze scientifiche in esso riportate non possono essere applicate all’ecig, perché riguardano quasi esclusivamente l’esposizione alla nicotina nel fumo di sigaretta e non nell’aerosol prodotto dall’elettronica. La letteratura scientifica di riferimento, inoltre, descrive gli effetti sugli adulti, non sui giovani, o su modelli animali che poco hanno a che fare con l’uso della sigaretta elettronica. Insomma, secondo Polosa e Farsalinos, il report descrive benissimo gli effetti avversi della nicotina combinata a sostanze tossiche presenti nel fumo di tabacco, ma non quelli della nicotina disgiunta dal tabacco. Oltretutto, esagera la tossicità del glicole propilenico e della glicerina vegetale, trascurando completamente le potenzialità del vaping come strumento di riduzione del danno.
L’affermazione del Surgeon General che l’uso delle sigarette elettroniche fra i giovani americani – conclude lo studio – rappresenti una preoccupazione di salute pubblica non è supportata dalle evidenze disponibili sui rischi della nicotina e dai dati sulla prevalenza dell’uso della sigaretta elettronica”. Riccardo Polosa spiega che il report si è basato più sulla finzione che sui fatti e commenta così: “Ci è voluto molto coraggio per criticare il Surgeon General ma il report è così fuorviante che ha richiesto un’analisi critica. Il report non riconosce che questi prodotti rappresentano un’alternativa molto meno dannosa alle sigarette convenzionali e che i dati ad oggi non mostrano alcuna minaccia reale per i giovani”.
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