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tratto da Sigmagazine #4 – Settembre-Ottobre 2017

di Barbara Mennitti

Quello coordinato da Lamberto Manzoli, professore ordinario di epidemiologia presso l’Università di Ferrara, è il primo studio indipendente a lungo termine sull’efficacia e la sicurezza delle sigarette elettroniche. Concepita per coprire un arco temporale di sette anni, la ricerca sta ora analizzando i dati relativi al terzo anno di studio di 500 fumatori, 250 vapers e altrettanti dual users di età compresa fra i 30 e i 75 anni. Nessun altro al mondo può offrire dati di così ampio respiro e questo rimane una fonte di orgoglio per Manzoli e il suo team di ricerca, nel quale compaiono nomi prestigiosi: gli epidemiologi Carlo La Vecchia, Stefania Boccia e Paolo Villari, Paolo Liguori dell’Università Partenope, Roberta Siliquini, presidente del Consiglio Superiore di sanità e il direttore dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, anche se naturalmente come ricercatore interessato e non in rappresentanza dell’istituto. I dati relativi all’osservazione dei partecipanti sono autoriportati e validati dall’esame del monossido di carbonio e, ove possibile, dai database dei ricoveri ospedalieri.
Quali sono i punti fermi emersi da questo terzo anno di studio?
I dati di questa terza tornata sostanzialmente confermano e consolidano quanto rilevato nei due anni precedenti. La sigaretta elettronica è uno strumento utile per mantenere l’astinenza dal fumo: oltre il 60 per cento degli utilizzatori esclusivi di ecig, infatti continua ad astenersi dal tabacco. Al contrario una parte di poco superiore al 20 per cento dei fumatori e degli utilizzatori duali è riuscita a liberarsi del vizio del fumo. Se ne deduce chi utilizza esclusivamente l’ecig difficilmente ritorna a fumare. Chi, invece, alterna sigaretta elettronica e tradizionale non abbandona il tabacco più di chi fuma le bionde. Anzi, la maggior parte dei dual users nel corso dei tre anni ha abbandonato l’ecig ed è tornato a fumare esclusivamente tabacco.
Per quanto riguarda l’incidenza delle malattie collegate al fumo avete riscontrato differenza nei tre gruppi presi in esame?
No. Per quanto riguarda le patologie fumo-correlate come tumori o malattie cardiovascolari ancora non si riscontrano differenze. Questo però è dovuto al fatto che tutte le persone esaminate erano ex fumatori da una media di otto anni. Gli effetti dannosi del fumo permangono per molti anni anche dopo che si è smesso di fumare e dunque per riscontrare eventuali effetti positivi bisogna attendere almeno cinque anni. È un risultato del tutto normale e che rassicura sulla bontà dello studio. Ci saremmo davvero preoccupati se avessimo riscontrato dati diversi.
Sono emersi effetti negativi specifici all’uso della sigaretta elettronica?
Ecco, per quanto riguarda gli eventi avversi possiamo dire che ormai, dopo tre anni di osservazione, i nostri dati si possono considerare solidi e significativi. Non abbiamo riscontrato problemi di allergie, né di infiammazioni fra gli utilizzatori di ecig o i dual users. Tantomeno si sono verificati casi di avvelenamento, come spesso paventato sui media.
A questo proposito, perché secondo lei il clima intorno alla sigaretta elettronica continua ad essere di sospetto, quando non di vera e propria ostilità?
Tutto ciò che è nuovo suscita resistenza. Le faccio un esempio, all’inizio del ventesimo secolo inventarono le gomme per auto dotate di camera d’aria, che avrebbero poi sostituito quelle in legno in uso fino ad allora. Sembra assurdo, ma il nuovo prodotto ci mise più di dieci anni per riuscire a sfondare sul mercato. Certo, nel caso della sigaretta elettronica i media non hanno aiutato. E qui può nascere il sospetto che si siano mossi dei grandi interessi economici.
E come spiega, invece, l’atteggiamento di gran parte del mondo scientifico?
In questo caso specifico la grande anomalia è la mancanza di finanziamenti per gli studi sulla sigaretta elettronica. È triste dirlo, ma se non c’è un forte interesse privato è difficile fare qualcosa e in questo campo i finanziamenti latitano. Noi stessi ci siamo dovuti autofinanziare, direttamente o attraverso qualche piccolo fondo universitario a noi destinato. Siamo ricorsi al crowdfunding e anche attraverso quel canale siamo riusciti a raccogliere qualcosa. Ora abbiamo un nuovo finanziamento dall’Università di Catania. Non è facile fare ricerca così.
Perché ha deciso di entrare a far parte del Comitato scientifico internazionale per la sigaretta elettronica?
Mi è stato proposto lo scorso mese di giugno quando ho partecipato al No tobacco day organizzato dal Policlinico Vittorio Emanuele, l’Università di Catania e la Lega anti fumo. Proprio in quell’occasione ho accettato con entusiasmo. C’è davvero bisogno di continuare a fare ricerca nel campo dell’ecig e sono molto felice di poter dare il mio contributo in questo senso.

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