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di Barbara Mennitti

Ha da poco visto la pubblicazione un report sulla sigaretta elettronica firmato dalla British Psychological Society, l’organizzazione che riunisce e rappresenta psicologi e psichiatri del Regno Unito. E anche questi professionisti della salute si uniscono ufficialmente al coro di chi chiede che l’ecigarette sia promossa come metodo per smettere di fumare. Il report rubricato sotto il titolo di Changing behaviour (cambiamenti comportamentali) e firmato dai professori Lynne Dawkins e Hayden McRobbie, prende in considerazione “le migliori prove scientifiche disponibili fino ad agosto 2017”, dunque molto recenti.
In base a questi studi, Lynne Dawkins, docente della London South Bank University, dichiara che “per i fumatori che cercano di smettere le sigarette elettroniche sono più attraenti degli strumenti tradizionali come le terapie sostitutive alla nicotina e almeno altrettanto efficaci. E sono in continuo aumento le prove scientifiche che dimostrano come siano molto più sicure del fumo”. Dawkin continua con un appello ai Centri antifumo, che in gran parte non sono in grado di fornire ecig a chi si rivolge a loro per smettere di fumare: “Ci raccomandiamo affinché le consiglino e promuovano il loro utilizzo ai fumatori che cercano di smettere”.
Nel report, inoltre, gli autori formulano cinque raccomandazioni in tema di vaping. Prima di tutto chiedono che si compiano degli sforzi per far conoscere il danno relativo molto diverso del fumo, della nicotina e delle sigarette elettroniche. E quindi raccomandano che i Centri antifumo del Servizio Sanitario Nazionale combinino le loro migliori terapie con “il metodo più popolare per smettere di fumare: la sigaretta elettronica”. Questo, si legge nel report, incrementerà l’appeal dei Centri e il loro tasso di successo.
Non restano fuori le politiche fiscali: la British Psychological Society crede nella necessità di interventi per aumentare il costo del fumo e ridurre quello delle ecigarette e lo fa senza mezzi termini. “Per le sigarette elettroniche – si legge nel report – bisogna evitare la tassazione e legislazioni contro il vaping e promuovere una pubblicità senza vincoli basata su informazioni reali”. Una bordata arriva anche alla Tpd – che però non viene mai nominata – quando si chiede un quadro normativo che “promuova lo sviluppo e il miglioramento del prodotto per renderlo più sicuro, più attraente e più soddisfacente per un numero sempre maggiore di fumatori”. E poi si specifica: “Questo significa consentire ai liquidi ad alto contenuto di nicotina di rimanere sul mercato se non vi sono prove che siano dannosi, ed evitare procedure inutili, gravose e costose per i produttori, che così potranno dedicarsi a sviluppare la sicurezza e l’efficacia dei loro prodotti”.
L’ultima raccomandazione degli psicologi riguarda la ricerca. È necessario “investire per continuare a esplorare gli effetti della sigaretta sulla cessazione del fumo, in modo da capire quali device offrono il migliore potenziale per smettere, a chi e in quali circostanze”. Insomma gli psicologi e gli psichiatri britannici sposano senza riserve la sigaretta elettronica e chiedono che venga lasciata libera di esprimere tutto il suo potenziale per il bene della salute pubblica.