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di Stefano Caliciuri

Una sentenza del tribunale federale degli Stati Uniti ha condannato le multinaizonali del tabacco Altria Group (Philip Morris) e British American Tobacco a fare pubblicità sugli organi di stampa cartacea, televisioni e web. La decisione è stata pubblicata dopo anni di battaglie legali, iniziate con la denuncia del ministero della giustizia statunitense depositata nel 2009 in riferimento a comportamenti delle aziende risalente agli anni ’50. Ovvero agli anni del boom e al consumo di massa del tabacco.
Gli spot e le grafiche pubblicitarie devono però sottostare a precise regole: non è consentito citare brand aziendali, nè mostrare immagini di sigarette e derivati del tabacco, è necessario includere messaggi di avvertimento sulla tossicità del fumo attivo e passivo. Gli spot televisivi, si legge nella sentenza, devono avere una durata compresa tra 30 e 45 secondi ed in coda su sfondo nero dovrà essere riportato ben leggibile il pronunciamento della corte. Gli spot dovranno andare in onda in prima serata e per cinque giorni a settimana per cinquantadue settimane consecutive. Sui giornali invece l’inserzione dovrà essere pubblicata per cinque giorni a settimana per un totale di quattro mesi. L’operazione pubblicitaria obbligatoria costerebbe a ciascuna multinazionale circa 31 milioni di euro.
E se Big Tobacco utilizzasse gli spazi per veicolare messaggi a sostegno del vaping e a favore della riduzione del rischio?

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