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di Stefano Caliciuri

Parlando di riduzione del rischio, sino ad oggi la scelta era limitata a due strumenti: il vaporizzatore personale (comunemente detto sigaretta elettronica) o il riscaldatore di tabacco. La differenza tra i due dispositivi è sostanziale: mentre le sigarette elettroniche producono vapore per effetto della nebulizzazione del liquido, i riscaldatori producono fumo poiché riscaldano tabacco (o erbe) trinciate e secche. Nonostante la scala di tossicità diffusa tra loro non sia uguale (il vapore è meno tossico del fumo), entrambi possono ridurre il rischio e i danni se comparati al fumo da sigaretta combusto.
Anche i consumatori affrontano la riduzione del danno sposando una o l’altra posizione, tra chi considera il vapore cosa altra rispetto al fumo e chi invece vuol continuare a fumare ma senza le tossicità della combustione.
Per mettere insieme i due gusti, l’azienda Fumytech ha brevettato e a breve lancerà sul mercato un vaporizzatore ibrido o, ribaltando il punto di vista, un riscaldatore ibrido. Si chiama Vapomix ed è un dispositivo che unisce la vaporizzazione al riscaldamento del tabacco. All’interno della box sono presenti due sistemi di alimentazione in cui devono essere inserite due cartucce. In una c’è il tabacco (o altre erbe aromatiche a seconda dei gusti), nell’altra c’è liquido da vaporizzare. I pulsanti a lato della scocca consentono di scegliere la temperatura compresa tra i 170 e i 22 gradi centigradi. All’interno del drip si uniranno sia il vapore che il fumo, ottenendo così una miscela di fumo umido aromatizzato. La box è alimentata da due batterie 18650.
Pur essendo impossibile prevedere se il dispositivo della Fumytech rappresenterà una nuova frontiera nel mercato dei prodotti a rischio ridotto, è da sottolineare come anche le piccole aziende riescano a concepire strumenti ad alto potenziale tecnologico al servizio della salute.