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Vapitaly, tante (storiche) prime volte

Siamo stati in silenzio. Per tre giorni Sigmagazine non ha pubblicato articoli, interviste o approfondimenti. E lo ha fatto per scelta, visto che il suo coordinatore editoriale era impegnato in prima persona nell’organizzazione del Vapitaly, la prima fiera internazionale del fumo elettronico ospitata in Italia. Non volevamo sovrapporre ruoli, dare modo a chicchessia di poter contestare un evento fieristico che per la prima volta ha saputo richiamare sotto lo stesso tetto tutti gli stakeholder principale del settore, siano essi italiani o stranieri. Da questo momento Sigmagazine torna ad essere quel che è, un organo di informazione indipendente.

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Il presidente Giacomello accoglie il primo visitatore Vapitaly

Sappiamo che ci si potrà contestare un conflitto d’interesse o una sovrapposizione di ruoli. Ma abbiamo la coscienza pulita: avremmo potuto approfittare della situazione e dare in anteprima notizie, diffondere dati, esprimere giudizi più o meno lusinghieri. Non lo abbiamo fatto. Prima di tutto per rispetto dei partecipanti, siano stati essi espositori o visitatori, e poi per l’organizzazione, che ha creduto sin da subito nella professionalità dei giornalisti della nostra testata. Lo stand e la pagina sul catalogo ufficiale volevano essere un chiaro segno di distinzione dall’organizzazione di Vapitaly. Molti l’hanno capito, qualcuno no. Ma non è tempo di polemiche. La grande scommessa di Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly, è stata dunque vinta. Oltre cento espositori e migliaia di visitatori (le prime stime parlano di oltre cinquemila ingressi durante la due giornate) hanno proiettato il fumo elettronico italiano nell’Olimpo europeo.

Elegante e originale: queste le due parole più utilizzate per tratteggiare i connotati dell’esposizione. Aggettivi che hanno preso forma grazie agli espositori che, senza alcuna direttiva, hanno lavorato in piena autonomia nell’ideazione degli stand. Angoli silenziosi, discoteche, piazze di ritrovo, ma anche stand innovativi e tecnologici, sino ad arrivare agli stand più semplici ma sempre all’insegna del buon gusto e della cura del dettaglio. Dentro gli stand non solo hostess e steward, ma soprattutto i titolari delle aziende. Tutti hanno messo la loro faccia direttamente al servizio dei visitatori. Tra chi preparava liquidi personalizzati e chi dava consigli di rigenerazioni, tra chi suggeriva un abbinamento aromatico e chi semplicemente stringeva la mano, per la prima volta tutti i protagonisti del settore hanno convissuto sotto lo stesso tetto.

1L’immagine più rappresentativa della due giorni è senza dubbio il palco centrale in occasione del convegno della domenica mattina: “La filiera: chi ci guadagna?”. Sette poltrone allineate sotto la scritta Vapitaly occupate da sette diversi rappresentanti del settore: il grossista, il produttore, il negoziante indipendente, il negoziante in franchising, il distributore, il negozio on line, il rappresentante istituzionale di categoria. Mai era accaduto. Anche se la discussione a volte ha assunti accenti polemici, è sempre rientrata entro i confini del confronto. Ognuno ha difeso e sostenuto i propri interessi e le proprie tesi, ma la volontà di sedere uno accanto all’altro segna un punto di partenza importante per l’intero comparto. Il merito di Vapitaly è stato intuire che sotto un tetto indipendente sarebbe stato possibile riunire tutti gli stakeholder. Ed infatti così è stato. Nessun simbolo associativo, nessuna sigla o bandiera ha dominato su un’altra, nessuna etichetta e nessuna medaglietta. Tutti allineati e tutti sullo stesso piano dove hanno contato soltanto le parole dette e non quelle riferite.

Così come analoga meritoria intuizione Vapitaly ha avuto invitando e accogliendo sul palco in occasione del convegno del sabato pomeriggio l’Istituto Superiore di Sanità, nella persona della dottoressa Renata Solimini. Per la prima volta un rappresentante del “braccio armato” del ministero della Salute ha accettato un confronto pubblico con interlocutori sino ad oggi non riconosciuti. Le proporzioni erano disarmanti: quattro contro uno. Nonostante qualche sporadica contestazione (subito sedata, sia per i toni che per dovere di ospitalità), l’Iss ha lanciato un messaggio importante: la sigaretta elettronica può essere uno strumento utile per smettere di fumare. L’asticella si è dunque alzata, d’ora innanzi questo concetto può essere preso come punto fermo da cui far ripartire il confronto e la discussione.

Da domani ricominceremo a far il nostro lavoro come sempre, e riprenderemo pubblicando le sensazioni e le interviste prodotte durante la due giorni veronese.

Schermata 11-2457351 alle 21.25.19In conclusione, però, vorremmo menzionare l’azienda che secondo la redazione di Sigmagazine ha allestito lo stand più originale e che ha portato a casa il Premio Sigma. Si tratta della transalpina Pulp che ha concepito uno spazio composto da quattro punti relax (divanetto in pelle, tavolino in legno, sgabelli e poltroncine) in cui visitatore ed espositore entravano in una dimensione di complicità, abbattendo ogni steccato di competenza. Come se fossero due amici che, in una normale serata domestica, trascorressero del tempo a dialogare e confrontarsi dopo aver assaggiato i liquidi per il fumo elettronico. Si può essere originali anche riproducendo semplicemente la quotidianità di ogni vaper.

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