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di Stefano Caliciuri

L’Università statunitense di Charleston (South Carolina) smentisce la Corte costituzionale. La sigaretta elettronica è uno strumento di riduzione del danno, non introduce cioè al fumo ma lo combatte e lo contrasta. La ricerca è stata pubblicata sull’autorevole rivista scientifica Cancer epidemiology, biomarkers & prevention. Secondo gli autori, i vaporizzatori personali rappresentano una valida alternativa alla sigaretta tradizionale e, con il tempo, potrebbe indurre le persone ad abbandonare definitivamente il vizio del fumo ma anche la dipendenza da nicotina.
Come si legge nella sinossi della ricerca, per giungere a queste conclusioni, gli autori hanno coinvolto 68 fumatori adulti, che sono stati suddivisi in due gruppi: quarantasei sono stati incaricati di utilizzare per tre settimane la sigaretta elettronica (con differenti dosi di nicotina), mentre gli altri ventidue sono stati inseriti nel gruppo di controllo. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per un periodo di quattro mesi. Al termine dell’esperimento, gli scienziati hanno osservato che chi aveva ricevuto l’ecig non solo ha continuato a utilizzare il dispositivo (acquistando di tasca propria i liquidi di ricarica), ma tendevano anche a fumare di meno e avevano maggiori probabilità di rinunciare al tabacco rispetto agli altri. I benefici maggiori, osservano i ricercatori consolidando così l’esperienza di ogni entry level, sono stati ottenuti dai volontari che hanno utilizzato dosi di nicotina simile a quella inalata attraverso le sigarette tradizionali. È stato calcolato che, confrontato al tabacco, è come se avessero fumato il 37 per cento di sigarette in meno.
Le sigarette tradizionale rappresentano la forma più dannosa di assunzione della nicotina – spiega Matthew J. Carpenter, coordinatore del gruppo di ricerca – La somministrazione alternativa di questa sostanza attraverso le sigarette elettroniche riduce significativamente i danni per i fumatori e il rischio che sviluppino il cancro e altre malattie. I risultati del nostro studio sono coerenti con quelli delle ricerche effettuate anche al di fuori degli Stati Uniti”.