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di Stefano Caliciuri

La Commissione europea ha diffuso il report conclusivo sulla fattibilità di una tassazione armonizzata su tabacco e sigarette elettroniche. Vista la recente introduzione della Tpd e la conseguente approssimazione dei dati, la commissione ha ritenuto opportuno far slittare di un paio di anni l’introduzione della tassazione. Sarà, dunque, determinata in fase di revisione della direttiva europea che avverrà nel 2019.
È importante sottolineare che la Commissione ha un velato atteggiamento di sostegno nei confronti del vaping, tant’è che, pur suggerendo di trovare una tassazione unitaria, considera importante che questa sia sostenibile e che non vada ad intralciare il progresso del device di riduzione del danno. “Si stima – si legge sul documento – che l’ipotetica perdita di accise causata dalla sostituzione tra sigarette tradizionali e nuovi prodotti, comprese le sigarette elettroniche, sia inferiore al 2,5% (2 miliardi di euro) delle entrate totali delle accise sulle sigarette. Un’aliquota fiscale positiva potrebbe portare approssimativamente 0,3-0,5 miliardi di euro per i bilanci degli Stati membri, sebbene si prevedano difficoltà nell’attuazione. Queste cifre devono essere prese con molta cautela perché gli effetti completi delle norme della direttiva sui prodotti del tabacco, che è entrata in vigore il 20 maggio 2016, sono ancora sconosciute in particolare sui piccoli produttori“.
La relazione della commissione cita nove Stati che, al momento, hanno introdotto una tassazione sui prodotti del vaping. Ovviamente c’è l’Italia. Gli altri Paesi sono: Portogallo, Slovenia, Romania, Lettonia, Ungheria, Finlandia, Croazia e Grecia. È evidente come la tassazione sia stata introdotta per fare cassa da parte degli Stati che attualmente vivono un periodo di crisi e difficoltà. La scelta del governo italiano fa dunque molto riflettere sul reale stato delle casse erariali.
La Commissione europea, infine, sostiene la raccomandazione di affidare ad uno studio esterno la raccolta di dati accurati per colmare il divario informativo in essere tra i vari Paesi membri.I dati attualmente disponibili – dicono dalla Commissione – non forniscono prove sufficienti a sostegno di una proposta per un approccio armonizzato per la tassazione delle sigarette elettroniche”.