CONDIVIDI

di Stefano Caliciuri

Mentre è corretto applicare un’accisa ai riscaldatori di tabacco, non lo è applicarla alle sigarette elettroniche perché non contengono tabacco. E’ la posizione di Imperial Brands, multinazionale del tabacco che da anni ormai si è rivolta anche al mercato del vaping.
L’Unione europea ha raccolto le opinioni di aziende, associazioni e consumatori in vista della revisione della direttiva 64 del 2011 relativa alla struttura e alle aliquote dell’accisa applicata al tabacco lavorato.
Imperial Brands, già Imperial Tobacco, è stata l’unica multinazionale ad aver dato il proprio feedback. È interessante notare la posizione sui riscaldatori e sulle sigarette elettroniche. Imperial Brands tende infatti a fare una importante distinzione tra i due strumenti. I riscaldatori, in quanto contengono tabacco, dovrebbero rientrare nella direttiva. “Considerando – recita il feedback – l’incertezza giuridica sul modo in cui questi “prodotti del tabacco di nuova generazione” dovrebbero essere trattati da una prospettiva di accise, Imperial apprezzerebbe la chiarezza a livello europeo. Sosteniamo pertanto l’intenzione di esaminare una potenziale soluzione armonizzata per i “prodotti del tabacco di nuova generazione” nell’ambito della valutazione della presente direttiva”.
Al contrario, Imperial fa un ragionamento diverso per i prodotti del vaping. E auspica che non vengano presi in considerazione all’interno della direttiva europea perché “non contengono tabacco“.
Oltretuttomolti – ma non tutti – contengono nicotina, che può essere ottenuta dal tabacco o sintetizzata, e viene solitamente fornita come componente diluito di un liquido di ricarica per il vaping. Questi prodotti con nicotina non possono essere considerati diversamente da altri prodotti contenenti nicotina, come gomme da masticare, pastiglie e strisce, molti dei quali sono disponibili nell’UE senza accise o prescrizioni. Dato che i prodotti del vaping non contengono tabacco, non supportiamo l’intenzione di esaminare tali prodotti nell’ambito della revisione della direttiva“.