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di Stefano Caldarone

Il decreto che l’Agenzia dei Monopoli emanerà entro la fine di marzo dovrà fornire indicazioni operative su molte importanti regole di funzionamento del settore del vapore elettronico, tra cui il cosiddetto “criterio di prevalenza”, definito all’art. 5-bis, lettera a) del D.Lgs. 504/1995:
“a) prevalenza, per gli esercizi di vicinato, escluse le farmacie e le parafarmacie, dell’attività di vendita dei prodotti di cui ai commi 1 e 1-bis e dei dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio”.

La norma stabilisce quindi che un negozio al dettaglio di articoli da svapo può ottenere (e mantenere) l’autorizzazione solo se dimostra che, nell’ambito della propria attività, il settore del vapore elettronico è prevalente rispetto ad eventuali altre merceologie trattate. Per un esercizio specializzato che venda esclusivamente materiale da svapo il problema non si pone, in quanto tali beni costituiscono il 100 per cento delle merceologie trattate; ma per gli esercizi misti, che vendono anche altri prodotti, la prevalenza va verificata periodicamente. Ma come si determina la prevalenza? Non è dato sapere, al momento, che cosa disporrà in merito il decreto Aams; ma in base alla dottrina economico-aziendale esistono diversi metodi alternativi per definire un’attività “prevalente” rispetto alle altre.

  • Il parametro dei ricavi di vendita storici: questo è il criterio principale e preferenziale, secondo cui la prevalenza di un settore rispetto agli altri può essere determinato sulla base dei ricavi di vendita, distinti per settori merceologici, di uno o più anni precedenti. Per poter utilizzare questo metodo, è necessario disporre di dati di vendita dettagliati, che facciano riferimento ad esempio ai “reparti” gestiti dal registratore di cassa, se sono stati impostati correttamente. Questo metodo si adatta in particolare ad aziende che siano sul mercato da almeno un anno; se l’azienda è “giovane”, e il periodo di riferimento è inferiore ai 12 mesi, il metodo diventa meno accurato, ma rimane utilizzabile.
  • Il parametro dei costi di acquisto storici: è un metodo alternativo da utilizzarsi quando non è possibile differenziare i dati di vendita, perché sono stati emessi scontrini generici, senza indicazione del reparto. È possibile in tal caso far riferimento alle fatture pervenute negli esercizi precedenti e relative all’acquisto dei beni destinati alla rivendita e ai costi specifici connessi.
  • Il parametro del margine operativo storico: è un metodo molto accurato che utilizza sia i dati di vendita storici, sia quelli di acquisto, determinando il risultato operativo di ogni singolo settore merceologico trattato. Per utilizzare questo metodo è necessario un supporto contabile consistente, in cui vengano registrati in maniera differenziata sia i ricavi di vendita che i costi di acquisto, ripartendo i costi comuni (per esempio l’affitto dei locali o il consumo di energia elettrica) tra i vari reparti. Per chi è pratico di economia aziendale, si tratta in sostanza di creare e gestire “centri di costo” differenziati. Questo è evidentemente il metodo più accurato, tra quelli descritti, ma si adatta solo ad imprese di grandi dimensioni.
  • Il parametro delle vendite presunte: se l’azienda è ancora in fase di costituzione, o è diventata operativa da pochissimi mesi, o ancora se ha allargato da poco la vendita ai materiali da svapo, non si hanno a disposizione dati storici sufficienti, per cui non rimane che determinare la prevalenza su base presuntiva. Si tratta semplicemente di ipotizzare, senza far riferimento a dati certi ma sempre ispirandosi a principi di prudenza ed obiettività, i valori di vendita attesi nei primi 12 mesi di operatività dell’azienda.

A prescindere dal metodo effettivamente adottato, esistono però delle criticità che vanno valutate, anche in relazione al Decreto Aams in corso di emanazione.
In primo luogo, i dati numerici, per quanto apparentemente “obiettivi”, potrebbero non esprimere correttamente la prevalenza di un settore rispetto agli altri; se per esempio la merceologia secondaria trattata insieme alla sigaretta elettronica fosse caratterizzata da beni di valore rilevante, basterebbe una singola vendita di tali beni per controbilanciare i ricavi di vendita di prodotti da svapo di un’intera settimana. In questa situazione, si potrebbe determinare un’apparente prevalenza delle altre merceologie, anche se il negozio impiega la quasi totalità delle proprie risorse per il settore del vapore elettronico.
Vi è poi il problema di come Aams intenderà regolamentare il caso di revoca dell’auto­rizzazione. Basarsi solo sui dati storici dell’esercizio precedente non lascia alcun margine di manovra alle aziende, che verrebbero a conoscenza della mancata prevalenza solo ad esercizio chiuso, senza più poter applicare correttivi. In quest’ottica, sarebbe assolutamente opportuno che l’autorizzazione possa essere revocata solo se la prevalenza non fosse soddisfatta per due esercizi consecutivi.
L’eventuale revoca dell’autorizzazione porterebbe inoltre un altro grave problema: l’azienda esclusa, non potendo vendere eliquids, non avrebbe alcuna possibilità di ripristinare il necessario requisito di prevalenza del settore del vapore elettronico rispetto agli altri, e quindi verrebbe esclusa definitivamente dal mercato.
In definitiva, il criterio della prevalenza (così come si è già detto per la destinazione d’uso), pur essendo chiarissimo da un punto di vista logico, presenta enormi incertezze operative, in quanto la sua determinazione pratica è ampiamente arbitraria: i risultati possono variare sensibilmente a seconda dei valori e dell’orizzonte temporale che si sceglie di adottare, o che il futuro decreto AAMS imporrà di adottare.