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di Barbara Mennitti

È il professore Brad Rodu che, dalle colonne del suo blog Tobacco Truth, si incarica di esaminare una nuova ricerca pubblicata dalla rivista americana Pediatrics che punta il dito sulle sigarette elettroniche. Sebbene meno noto al pubblico italiano di altri colleghi, Radu è professore di Medicina dell’università di Louisville, ha una cattedra nella ricerca per la riduzione del danno da tabacco ed è membro del James Graham Brown Center dello stesso ateneo. Ha alle spalle 20 anni di attività nel campo della riduzione del rischio e un approccio molto pragmatico, che lo ha portato a guardare favorevolmente gli strumenti a danno ridotto come lo snus e la sigaretta elettronica. La ricerca esaminata da Radu è stata condotta da Mark Rubinstein della University of California di San Francisco e conclude che “gli adolescenti che utilizzano la sigaretta elettronica sono esposti da livelli significativi di sostanze chimiche potenzialmente cancerogene, alcune delle quali presenti anche nel fumo di sigarette tradizionali”.  Da qui per i media il passo è stato breve: un po’ ovunque si sono letti titoli che annunciavano – ancora una volta – che le sigarette elettroniche sono dannose come quelle tradizionali.
Ma di quali sostanze stiamo parlando? I ricercatori dell’Università della California, spiega Rodu, non hanno analizzato il vapore prodotto dalle ecig, ma le urine di adolescenti che utilizzavano le ecig e che erano utilizzatori duali alla ricerca di composti organici volatili. Poi hanno paragonato i risultati con quelli di un gruppo di controllo, cioè di adolescenti che non fumavano né svapavano. Radu fa notare che è significativo che non siano stati fatti paragoni con i fumatori, perché i loro livelli sarebbero stati molto più alti ed in qualche modo avrebbero ridimensionato le conclusioni. Dalla tabella pubblicata su Tobacco Truth, si nota come non vi siano nei tre gruppi variazioni di benzene o butadiene (pari a 0), mentre l’ossido di etilene sia addirittura più alto nel gruppo di controllo (1,3) rispetto ai vaper (0,5) e gli utilizzatori duali (1,0). I livelli delle altre sostanze sono più alti negli svapatori e soprattutto nei dual user, ma non sono pari a zero nemmeno nel gruppo di controllo. Un dato che suggerisce alcune considerazioni.

Secondo il professore di Louisville, gli autori sono un po’ troppo disinvolti nell’attribuire l’aumento dei livelli di tossine all’uso dell’ecig, anche perché questo contraddice due studi precedenti. Uno, che contava fra i coautori uno dei ricercatori del presente studio, non aveva riscontrato presenza di acroleina e crotonaldeide nel vapore di 12 sigarette elettroniche e un secondo, condotto dal Centers for Disease Control and Prevention, che aveva trovato acroleina e ossido di propilene nell’urina di non fumatori. Quindi, conclude Rodu, i livelli di tossine riscontrate dalla ricerca di Rubinstein non sono necessariamente dovuti al vapore. Lo studio – continua il professore – trascura la possibilità di una fonte alternativa di queste sotanze che, secondo lui, potrebbe essere la marijuana. Secondo un recente sondaggio, infatti, il 40 per cento dei teenagers americani che svapa consuma marijuana (molto più diffusa del vaping e del fumo), che causa livelli elevati di composti organici volatili. Insomma, secondo Rodu, tutto fa pensare che i risultati riscontrati dalla California University più che al vaping, siano riconducibili agli spinelli.