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di Stefano Caliciuri

Le regole, secondo noi, dovrebbero essere ben distinte. Dovrebbero fare una distinzione nette fra le sigarette che sono la forma più dannosa di consumo di nicotina, e i prodotti riscaldati del tabacco oppure le sigarette elettroniche che sono una forma molto meno dannosa“. La dichiarazione di Germana Barba, vice presidente Regulatory Strategy and Engagement di PMI, potrebbe deviare il corso degli eventi sia in Italia che nel mondo. Philip Morris ha preso ufficialmente posizione. Il gigante del tabacco ha pubblicamente detto ai microfoni di AskaNews a margine del summit semestrale di Washington sulle sigarette elettroniche che i governi dovrebbero separare la normativa tra il tabacco tradizionale e i prodotti a rischio ridotto, riscaldatori e sigarette elettroniche. E porta ad esempio gli Stati Uniti, dove sono stati fatti, continua Barba, “dei primi passi in avanti. Per esempio la FDA ha annunciato un piano che da un lato mira a imporre delle restrizioni ancora più pesanti sulle sigarette, ma dall’altro renderà le regole molto più flessibili per i prodotti meno dannosi, come le sigarette elettroniche o Iqos. L’Unione europea ha iniziato, ma certamente può fare di più e l’Italia circa un anno fa ha adottato una regolamentazione che consentirà ai produttori di tabacco di comunicare ai consumatori che un certo prodotto è meno dannoso di un altro, previa autorizzazione del ministero della Salute“. Il 2019 sarà un anno fondamentale per il futuro del vaping. Oltre la revisione della Direttiva europea, si dovrà anche predisporre la tassazione armonizzata. L’engagement di Philip Morris potrebbe essere fondamentale per portare a casa un risultato senza precedenti: scindere il vapore dal tabacco combusto e avere finalmente dignità legislativa.