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Francia, iniziativa pilota: mille sigarette elettroniche in carcere

di Barbara Mennitti

Per la prima volta la sigaretta elettronica entra in carcere francese. Accade nel penitenziario di Caen dove ieri sono state distribuite ai detenuti fumatori circa mille ecig. L’iniziativa è stata resa possibile grazie a una collaborazione fra l’associazione La vape du coeur e il Centro ospedaliero di Caen, decisi a dare una possibilità di liberarsi dalla schiavitù del tabacco anche a chi è ristretto fra le mura di un carcere. Una azione concreta per l’associazione francese nata nel 2014 che ha come scopo quello di offrire la possibilità di smettere di fumare con il vaping anche a chi ha mezzi economici troppo scarsi per affrontare la spesa di una sigaretta elettronica. La Vape du coeur, grazie alle donazioni di singoli o di negozi, è riuscita a portare l’ecig agli indigenti, ai senzatetto, a quelli che raccolgono i mozziconi di sigaretta per strada. Ed oggi è la prima a portare l’ecig anche ai detenuti francesi. Unico limite imposto all’iniziativa: le sigarette elettroniche non devono essere dotate di attacco Usb per motivi di sicurezza.
L’iniziativa è stata preceduta da momenti informativi, in cui sono stati spiegati i vantaggi del passaggio al vaping, ed ha coinvolto non solo i detenuti, ma anche una trentina di agenti penitenziari che si sono fatti tentare dall’elettronica. Il progetto è destinato probabilmente a svilupparsi, visto che l’Agenzia regionale della salute della Normandia ha messo a disposizione 50mila euro per sostenerlo. Questi fondi andranno a coprire interventi complementari – come spiega la dottoressa Marie Van Der Schuerer al quotidiano Actu France – per i forti fumatori che, oltre alla sigaretta elettronica, possono avere bisogno anche di terapie di sostegno per liberarsi dal fumo.
Il sistema carcerario francese, dunque, sembra pronto ad aprire le porte alla sigaretta elettronica e si avvia a seguire l’esempio del Regno Unito. Qui, dopo diversi progetti pilota svoltisi in vari istituti penitenziari del Paese, si è trovato nel vaping un alleato senza controindicazioni per mantenere nelle carceri il divieto di fumo senza incidenti. Proprio questa settimana sono stati resi noti i dati relativi alle carceri britanniche, dove 33mila detenuti utilizzano la sigaretta elettronica e le vendite di ricariche o di hardware nei negozi dei penitenziari toccano i 65mila pezzi alla settimana.
Chissà se l’esperimento francese nel carcere di Caen servirà a dare nuova spinta anche all’Italia. Qui nell’agosto del 2016, la radicale Rita Bernardini si fece portavoce di un’istanza per introdurre l’ecig negli istituti di detenzione italiani e riuscì ad avere il supporto del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e, successivamente, il via libera del Ministero della salute. La questione si è però arenata sui dettagli tecnici – che tipo di device usare, con che tipo di ricariche, ecc – e lì è rimasta ferma. Anche se, in fondo, basterebbe ripercorrere la strada di Paesi che hanno già affrontato questi problemi e vi hanno trovato una soluzione.

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