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di Barbara Mennitti

Il Ministero per la sicurezza del cibo e dei medicinali della Corea del Sud ha annunciato ieri i risultati delle analisi condotte su tre riscaldatori di tabacco, la Iqos di Philip Morris Corea Inc., Glo di British America Tobacco e Lil della sudcoreana KT&G. Le autorità sanitarie, riporta il giornale The Korea Bizwire (che però parla erroneamente di sigarette elettroniche in tutto l’articolo) hanno riscontrato la presenza di cinque cancerogeni di gruppo 1, cioè benzopirene, nitrosopirrolidina, benzene, formaldeide e chetone nitrosammina. La presenza di queste sostanze era comunque in percentuali pari a valori compresi fra lo 0,3 e il 28 per cento rispetto alle sigarette tradizionali. Il Ministero ha dichiarato anche di aver trovato, in alcuni dei tre prodotti, acetaldeide, cancerogeno del gruppo 2 e in due prodotti su tre (senza specificare quali) catrame in quantità addirittura superiore delle sigarette di tabacco.
Questi dati hanno fatto concludere alle autorità che “non vi sono ragioni per considerare questi prodotti meno dannosi delle sigarette tradizionali”, aggiungendo che la quantità di nicotina contenuta li rendono di nessun aiuto per smettere di fumare. Non si è fatta attendere la risposta delle tre aziende produttrici, che hanno criticato le posizioni del Ministero, sottolineando come la grande differenza stia nella mancanza di combustione. “Non è una novità la presenza di alcuni cancerogeni in questi prodotti – ha dichiarato Philip Morris Korea in un comunicato stampa – ma la cosa importante è che la quantità di queste sostanze è drasticamente più bassa”.