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di Barbara Mennitti

Una forte presa di posizione a favore del vaping e della riduzione del danno da fumo arriva in questi giorni dall’American Council on Health and Science, organizzazione no-profit a favore della scienza con sede a New York. Fondato nel 1978 da un gruppo di scienziati, il Council – come si legge sul sito ufficiale – ha un solo scopo: “sostenere pubblicamente la scienza e la medicina basate su evidenze certe”, andando oltre la copertura lacunosa e spesso esagerata che passa sui mezzi di informazione. “L’obiettivo principale del Council – si legge ancora – è informare il pubblico e il legislatore sulla buona scienza, confutando al contempo la scienza spazzatura. Il nostro ruolo è quello di essere una guida affidabile in un panorama mediatico che troppo spesso offre informazioni confuse e contraddittorie”.
Spesso l’organizzazione si è occupata dei pericoli del fumo e già nel 2013 pubblicò un lungo report dal titolo “Nicotine and Helath” in cui si affrontava il tema del vaping. Oggi torna a farlo con un contributo firmato da Stephanie Bloom, intitolato “Vaping e riduzione del danno, non lasciamo che il meglio sia nemico del bene”. Dopo aver ricordato come non sia la nicotina, ma le migliaia di sostanze – molte delle quali cancerogene – contenute nelle sigarette, a determinare i danni del fumo, l’autrice si schiera per la riduzione del danno, che “deve consistere in alternative praticabili alle sigarette tradizionali”. Una strategia che salverà la vita a molti fumatori.
Bloom critica aspramente gli attivisti anti-fumo che sono diventati nemici giurati anche della nicotina e dunque della riduzione del danno e ricorda come il 70 per cento dei fumatori dichiari di volere smettere, il 40 provi seriamente a farlo, ma solo il 5 per cento ci riesca. I sostenitori dell’astinenza totale, scrive l’articolo, si concentrano sul danno percepito dell’ecig, affermando che la sigaretta elettronica crei nuove dipendenze, invece di aiutare i fumatori a smettere. “Quello che loro e molti studi non riescono ad accettare – scrive Bloom – è quanti utilizzatori di ecigarette sarebbero diventati fumatori o avrebbero continuato a fumare se non ci fosse stata l’alternativa elettronica. Fra il 1996 e il 2015 la prevalenza dei fumatori fra gli adolescenti è scesa dal 28 al 7 per cento”. E poi spiega: “Sì, c’è stato un aumento fra i giovani consumatori di ecig, ma nel passato quegli svapatori sarebbero diventati fumatori”.
D’accordo con la FDA, Bloom afferma che una regolamentazione del settore del vaping è importante e necessaria, con particolare attenzione al packaging, al design, ai nomi e al marketing dei liquidi, ma senza accanirsi sugli aromi, che sono importanti per permettere la transizione dal tabacco all’elettronica. Ed è certamente fondamentale continuare gli studi sulla nicotina. Ma nel frattempo, afferma l’autrice “è irragionevole ignorare il fatto che molte vite potrebbero essere salvate se i fumatori passassero ad alternative senza fumo, comprese le sigarette elettroniche”. “Non è necessario – conclude Bloom, parafrasando Michael Russel – che i fumatori sacrifichino le loro vite per ottenere la nicotina. I fumatori fumano per la nicotina, ma muoiono per il tabacco”.