CONDIVIDI

di Stefano Caliciuri

Ha ricevuto il riconoscimento come miglior film in occasione del film festival ospitato durante il Global Forum on Nicotine di Varsavia. Il cortometraggio The vaping (not) dead – Il vaping (non) è morto raconta dell’eterna lotta tra il tabacco e il vaping, tra le lobby e i piccoli produttori, tra le fake news e l’informazione verificata, tra il contrabbando e i negozi su strada. Una lotta che soltanto a prima vista è appannaggio del male ma che vede negli operatori e nei consumatori del vaping una possente forma di resistenza. La narrazione ha un inizio ma non ha una fine, il finale rimane infatti aperto. Così come il vaping deve ancora combattere e resistere contro le pressioni delle istituzioni e delle lobby, anche il film rimane ancorato ad una sorta di grande attesa su quello che avverrà. Dominique Aubert è l’ideatore del film, è riuscito poi a creare uno staff di collaboratori e di professionisti che hanno seguito le varie fasi della realizzazione, dalla scrittura della sceneggiatura, alla scelta della location, sino alla post produzione e la diffusione sui canali audiovisivi.

Il cortometraggio è molto crudo. Come è nata l’idea di invertire il punto di vista, adottando una prospettiva fondata sulla cattiveria e non, come spesso avviene, sulle positività del vaping?
Il grande pubblico, così come un grande numero di svapatori, non si rende conto dell’estrame violenza che è stata fatta al vaping in tutto il mondo. Perché questa violenza è sotterranea ma drammatica. E, checché se ne dica, è anche l’esito della corruzione.
Non è sorprendente che quasi tutti i paesi che hanno un monopolio statale sul tabacco vietino la sigaretta elettronica con argomenti così fallaci che sarebbero ridicoli se non fosse in gioco la salute di milioni di persone. In alcuni Paesi vendere o anche solo utilizzare una ecig porta direttamente in prigione. E sono tutti Paesi che hanno una altissima prevalenza tabagica. Quindi, sì, il film è violento per illustrare le ingiustizie, le derive del potere e dell’industria, la parzialità che è messa in campo per proteggere i lobbisti del tabacco e per denunciare i complottisti e quelli che si rendono assassini o complici di quasi 6 milioni di persone all’anno nel mondo e perché il 90% dei tumori polmonari è dovuto al fumo diretto o indiretto.

I protagonisti dello svapo hanno un’identità ben precisa, un nome e un cognome. Il cattivo, d’altra parte, è anonimo, è semplicemente il nemico. Perché questa scelta?
Sì, è “il nemico” perché il nemico è una legione. Ogni spettatore mette l’identità che vuole vedendo nel film. Ma dietro di lui ci sono altri due personaggi in tuta rossa: uno rappresenta il grande tabacco mentre il seconso lo lascio intuire allo spettatore.

Quanto sono durate le riprese?
Bella domanda, perché penso che, modestamente, abbiamo vinto una grande sfida: girare questo film in un giorno. Siamo arrivati ​​nell’hangar con il camion tecnico alle 14 del sabato per ambientare la scena. Poi abbiamo girato la domenica dalle 9 alle 18,30. Tutti quelli che hanno un po’ di conoscenza nel cinema capiranno che non ci siamo risparmiati. Ma per raggiungere questo obiettivo abbiamo preparato il progetto per oltre 10 mesi.

Tra i buoni, c’è lo scienziato e tra i cattivi c’è il stampa. Ma i giornalisti riferiscono cosa dice la scienza. E la ricerca è spesso parziale e mal formulata… Tra i grandi mali subìti dallo svapo, ci sono le notizie false. E molti buoni articoli di buoni giornalisti sono invece spesso ignorati. Tanto i media che hanno bisogno di pubblico non esitano a modificare la verità anche a mentire. E questo produce un sacco di danni, portando sospetti nella testa dei fumatori che avrebbero invece potuto smettere col tabacco.

Stai lavorando ad altri progetti di vaping?
Essendo il presidente della Chaine de la Vape, un programma televisivo trasmesso in negozi specializzati francofoni con un pubblico mensile di oltre 500000 spettatori, possiamo dire che sì, io lavoro molto per il vaping. E i progetti nascono ogni giorno. 

I protagonisti cadono per primi sotto i colpi del cattivo. L’unico a resistere è il consumatore. Perché questa scelta?
Senza il consumatore, il settore crollerebbe. Nel film è quindi lui il capo. Ha il potere come consumatore di mantenere in vita la rete e lo dice alla fine: “Siamo immortali perché siamo una legione. Ora siamo così tanti da usare il vaporizzatore personale che sarà molto difficile fermarci”.

Qual è la fine del nemico? Pare abbia perso solo in apparenza, quindi la vittoria del vaping è solo temporanea?
Sì, “il nemico” fugge davanti alla massa dei voti, ma “il nemico” è forte e i suoi mezzi sono incommensurabili. Dice: “Non è finita, tornerò!” Da questa guerra, il film mostra solo una battaglia. 

Quante persone hanno collaborato al progetto?
Ho scritto, diretto e prodotto questo film, ma nulla avrebbe potuto essere fatto senza l’aiuto del team che abbiamo formato. Una vera unità d’élite a difesa dello svapo. Un centinaio di persone hanno lavorato a stretto contatto su questo progetto. I ruoli e le posizioni sono stati distribuiti in base alle abilità di ciascuno, e nonostante il fatto che tutti (tranne il team tecnico e l’attore principale) fossero semplici fan, il film non è amatoriale.

Come è stato finanziato?
Grazie alle donazioni di marchi coinvolti, tra cui il marchio italiano 32Motorrad che ha realizzato la traduzione italiana dei sottotitoli, ma soprattutto attraverso il merchandising: magliette, cappellini, fili per coil, liquidi. Il progetto non ha scopo di lucro e se realizzassimo un guadagno verrebbe utilizzato per finanziare il prossimo.

Questa è una notizia: ci sarà un sequel…
Sì, ci sarà un altro episodio e spero che la squadra sarà ancora più internazionale. Magari avremo anche degli italiani tra di noi, chi lo sa.

In attesa del nuovo episodio, riguardiamo i sette minuti di The Vaping (not) dead sottotitolato in italiano.