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Riceviamo e pubblichiamo:

Vivo a Panama e mi è successo qualcosa al di fuori della realtà. Voglio precisare che a Panama la sigaretta elettronica è proibita. Detto questo vi spiego l’accaduto: ero dalla fermata dell’autobus con mia moglie e le due mie bimbe, una di 4 anni e l’altra di 7 mesi. Mi era venuta voglia di farmi una svapata ma poco dopo una moto con a bordo due agenti “gorilla” con tanto di casco e passamontagna mi fermano chiedendomi cosa stessi fumando. Dopo avermi chiesto i documenti (ho nazionalità panamense perchè mia madre è originaria di questo Paese), mi tolgono dalle mani il mio Kangertech Dripbox e cominciano a scrutarlo con perplessità. Dopo avermi chiesto cosa fosse, mi hanno chiesto quale sostanza ci mettessi dentro. A quel punto mi chiedono anche se le bimbe erano mie figlie. Grazie a Dio mi sono sempre mantenuto calmo. Gli agenti chiamano la stazione di polizia e viene detto loro di sequestrarmi la sigaretta elettronica e di portarmi in caserma. Mi sono visto perso, entrare in un carcere panamense è qualcosa di orribile, è contro ogni dignità umana. Guardavo le mie bimbe con aria terrorizzata. Dopo un’altra conversazione con la radiomobile, l’agente mi ha detto che mi avrebbe lasciato andare. Probabilmente perché hanno visto che stavo con dei bambini, almeno questa è la mia teoria. Ma se tutto fosse andato al rovescio che fine avrei fatto? Il vaping a Panama e proibito, non si può svapare nei luoghi pubblici e neppure commercializzare. Non è previsto l’arresto ma solo una sanzione amministrativa. Se però mi avessero portato in caserma avrebbero potuto inventare qualunque cosa, ad esempio anche che il liquido contenesse qualche sostanza non lecita. La mia speranza è che questa situazione antivaping a Panama cambi ma non è facile. Io mi sono abituato a farmi tutto in casa con fili, aromi che però devo acquistare dagli Stati Uniti. Fortunatamente ho la licenza per vendere prodotti alimentari e quindi sono abilitato anche all’acquisto di Pg e Vg e per adesso alla Dogana non mi è mai stato confiscato nulla. Spero che la situaizone a Panama possa cambiare al più presto.
Christian C.

Questa lettera è una tra le tante che quotidianamente arrivano alla nostra redazione. Soprattutto in periodo di vacanze estive può dare un insegnamento: ogni Paese del mondo ha la propria normativa sul vaping. Se in Europa la situazione è più o meno stabile, il discorso è diverso per i Paesi del centro e sud America e del Sud est asiatico, dove le restrizioni sono pressanti e le sanzioni molto pesanti. Come giustamente ha osservato il nostro lettore, possono portare anche all’arresto. Il consiglio è sempre lo stesso: informarsi prima di partire per qualche destinazione esotica ma, soprattutto, utilizzare sempre con cautela il proprio dispositivo da vaping. Non è mai consigliabile fare nuvoloni o maneggiare platealmente tubi o box appariscenti.
L’augurio rivolto a Christian ma anche a tutti coloro che vivono in Paesi che opprimono la sigaretta elettronica, è che, nel più breve tempo possibile, l’Organizzazione mondiale della sanità possa riconoscere la sigaretta elettronica come uno strumento di riduzione del danno. Soltanto in quel momento si potrà finalmente dire che il vaping sarà stato sdoganato e “timbrato” dal massimo organismo di salute internazionale. Fino a quel giorno, però, la cautela è d’obbligo.
Stefano Caliciuri