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di Stefano Caliciuri

E dopo anni di tabacco riscaldato, esce in commercio anche la sigaretta elettronica brandizzata Iqos, il marchio associato alla multinazionale Philip Morris. Si tratta di un prodotto entry level, molto semplice da utilizzare perché ha un solo tasto che comanda l’erogazione mentre lo spegnimento e l’accensione sono automatici. La batteria è da 900 mAh e si ricarica attraverso l’apposito cavo Usb. Monta cartucce precaricate da 2 ml. con liquidi con varie gradazioni nicotiniche. La resistenza è in mesh. Attualmente è in commercio ad un prezzo di vendita di 19,99 sterline (circa 23 euro) soltanto sul mercato britannico, banco di prova per l’intera Europa.
Negli ultimi mesi il riscaldatore Iqos ha aggredito il mercato italiano, attraverso una comunicazione innovativa ma a volte al limite del lecito. Il design curato, le dimensioni ridotte e la semplicità di funzionamento probabilmente sono stati i fattori determinanti del suo successo, nonostante il device produca comunque fumo derivante dal riscaldamento di tabacco. L’acronimo Iqos significa I Quit Ordinary Smoking: un concetto che abbinato al vaping prende ancora più valore. Con il traino avuto dal riscaldatore e con la capillare rete distributiva garantita dai tabaccai, Iqos Mesh potrebbe diventare un pericoloso concorrente per tutte le piccole e medie aziende che da dieci anni a questa parte hanno coltivato e fatto sbocciare una nuova economia italiana. Sarebbe sin troppo facile dire che sarà il mercato a stabilire chi avrà ragione e chi sopravviverà. Ma, purtroppo, nel caso italiano non è così. Monopolio, regole e imposta di consumo rappresentano un handicap incolmabile quando di fronte si hanno Big dalle possibilità miliardarie in grado di rappresentare con efficacia le loro posizioni e investire in campagne massicce per indirizzare i consumatori.