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di Stefano Caliciuri

Da sempre l’Italia ha guardato al settore del vaping come ad una mucca da mungere, un settore portatore di introiti dove l’interesse erariale prevale su qualunque altro argomento. Invece in Europa il dibattito è tutto incetrato sulla salute e sui livelli di riduzione del danno che gli strumenti di nuova generazione possono garantire rispetto al tabacco tradizionale. Nella scorsa legislatura sono state ben sette le interrogazioni parlamentari rivolte all’allora Ministro alla salute Beatrice Lorenzin, interrogazioni che però per sei volte hanno ottenuto risposta in aula dai sottosegretari all’economia. Sei indizi che provavano il disinteresse dell’esecutivo verso gli strumenti a rischio ridotto.
La diciottesima legislatura è contraddistinta da un governo a tinte giallo-verdi, Lega e Cinquestelle, due movimenti che a parole si sono sempre dimostrati molto vicini e solidali con gli operatori del vaping, oppressi – anche a loro detta – da fiscalità e da norme proibizionistiche. Nonostante tutto questo, nonostante i tentativi, ancora nulla si è mosso. Probabilmente qualcosa accadrà in sede di legge di bilancio, occasione consona per rimettere mano al comparto e per sganciarlo dagli errori passati.
Intanto, il prossimo 1 ottobre, Ginevra ospiterà l’ottava edizione della Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, nell’ambito del primo trattato internazionale sulla salute pubblica adottato dall’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero il più importante incontro formale ad alto livello tra istituzioni, organismi multilaterali e organizzazioni internazionali. L’Italia sarà presente con una delegazione del Ministero della salute, la stessa che proprio oggi dovrà votare in sede europea la posizione assunta dall’Unione. Le indiscrezioni dicono che il voto italiano sarà pesantemente influenzato dagli indirizzi dettati dall’Oms, che vede anche nella sigaretta elettronica un ipotetico pericolo per la salute pubblica. Tesi che contrasta con la posizione di molti altri Paesi europei, dove invece la riduzione del danno è legata a doppio filo con lo sviluppo e il sostegno dei vaporizzatori personali.
Proprio in ottica di riduzione del danno, l’onorevole Rossana Boldi (Lega) ha presentato una interrogazione rivolta al ministro Grillo per sapere quale sarà la posizione dell’Italia in sede di Cop8. “Negli ultimi anni – dice Boldi – vi è stata una crescente attenzione da parte degli Stati membri allo sviluppo e alla promozione degli strumenti per la riduzione dei danni fumo-correlati, sia per quanto riguarda le sigarette elettroniche che per le tecnologie legate ai prodotti di nuova generazione. Si vedano, ad esempio, gli interventi del Governo inglese che promuove le policy pro-vaping all’interno del Tobacco Control Plan”. E continua: “I prodotti di nuova generazione e le sigarette elettroniche rappresentano un importante settore su cui anche la nuova maggioranza Lega e Movimento 5 Stelle si è più volte espressa prevedendo anche nel contratto di Governo una misura dedicata volta a correggere alcune criticità legate alla tassazione”. Anche per questo, Boldi chiede al ministro “se il Governo non ritenga che le posizioni assunte dalla Commissione europea possano dar luogo a criticità, viste le posizioni italiane espresse e rappresentare una controtendenza rispetto ai recenti sviluppi nazionali ed europei in tema di riduzione del danno” e “quale posizione il Governo intenda adottare nell’ambito della prossima Conferenza delle parti COP8“. La speranza è che si possa finalmente ascoltare la risposta dalla voce di un Ministro della salute e non da un rappresentante dell’economia.