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di Stefano Caliciuri

Una grande campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro la messa al bando degli aromi per sigarette elettroniche. Partito dagli Stati Uniti, dove è in corso un ampio dibattito che potrebbe portare al divieto di vendita dei liquidi aromatizzati, l’hashtag #notblowingsmoke sta facendo il giro del mondo. Ritratti di ex fumatori con un cartello su cui compare gli anni passati da fumatori e l’aroma del liquido che ha consentito loro di smettere di fumare. E i risultati sono a dir poco sorprendenti: c’è chi ha smesso di fumare grazie ad un tabacco tradizionale ma sono in molti coloro che hanno invece utilizzato gli aromi più stravaganti. Dal latte macchiato alla torta di mele, dalla crema catalana allo sciroppo di tamarindo.
Le iniziative coordinate spesso funzionano e servono per creare un’ondata di opinione alternativa alla direzione politica che si intende intraprendere. Nel resto del mondo funziona, in Italia invece iniziative di questo genere non hanno mai attecchito. Due potrebbero essere i motivi: in generale, la scarsa dimestichezza digitale degli italiani e, in particolare, la balcanizzazione associativa di settore. L’hashtag #notblowingsmoke ha già raggiunto le vette delle classifiche su Twitter, canale social molto utilizzato oltreoceano per animare i dibattiti e le campagne di comunicazione.