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di Barbara Mennitti

Nel suo intervento al Global Tobacco and Nicotine Forum 2018 (GTFN), in corso a Londra, il professore catanese Riccardo Polosa torna su un argomento già ampiamente trattato sulle colonne di Sigmagazine, quello della necessità di standard condivisi per gli studi scientifici. Durante la tre giorni dedicata alla riduzione del danno da fumo, il neo direttore del Cohear ha definito quello che stiamo attraversando come “un periodo di cambiamento epocale e da un cambiamento come questo può nascere una grande opportunità”. “Seguire questo cambiamento però – ha aggiunto – significa anche monitorare i percorsi della scienza, criticarli e comunicarli nel modo più corretto possibile”.
Polosa ha descritto come un problema molto serio “la proliferazione selvaggia di ricerche che non si basano su standard di ricerca condivisi”. Come lamentava nel numero marzo-aprile 2018 di Sigmagazine bimestrale, è il metodo di ricerca che spesso determina il risultato di uno studio scientifico. Se si usano temperature troppo alte, che non mimano il normale utilizzo dell’utente, si ottengono risultati estremi. Come accade con una fetta di pane che cotta a puntino è buona, ma bruciata è immangiabile e cancerogena, per usare l’esempio fatto dal professore catanese ai parlamentari britannici nel corso delle audizioni della Commissione scienza e tecnologia.
Da qui, soprattutto, bisogna dunque partire: “Sono urgenti standard internazionali per un rilancio del rigore nel campo della ricerca applicata alle nuove tecnologie per la riduzione del rischio”, ha commentato Polosa, concludendo con l’auspicio che “esperti internazionali possano lavorare insieme per stabilire e sottoscrivere delle linee guida che possano garantire i più alti standard di qualità degli studi”. E per dare al consumatore – aggiungiamo noi – una informazione scientifica seria e non contradditoria sulla quale basare le proprie scelte.