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di Barbara Mennitti

Presto l’Organizzazione mondiale della sanità potrebbe richiedere ai suoi membri di adottare leggi e normative che limitino la rappresentazione del tabacco nei cosiddetti “entertainment media”, ampia categoria che comprende film, clip musicali, video online, programmi televisivi, servizi in streaming, video game e applicazioni per smart phones. Si tratta di una delle proposte che circolano in vista della prossima Conferenza delle parti (Cop8) del Framework Convention on Tobacco Control (Fctc) dell’Oms, che si terrà a Ginevra il prossimo ottobre.
In base al documento redatto lo scorso giugno – oltre a bandire il branding e imporre alle aziende del tabacco di dichiarare tutte le spese legate a pubblicità, promozione e sponsorship – gli Stati dovranno assicurare che ogni volta che compare un prodotto del tabacco, compaiano sullo schermo anche le relative avvertenze sanitarie. Film, programmi televisivi o altro in cui sono presenti prodotti del tabacco dovranno, inoltre, essere vietati ai minori, mentre l’Fctc esorta i Paesi membri a non concedere sovvenzioni o agevolazioni fiscali ai film che “promuovono il tabacco”. Insomma, una censura all’arte in piena regola, seppure mossa dal proposito di limitare il tabagismo.
Ma non è tutto. Perché come rivelato da Christopher Snowdon su “Velvet glove, Iron fist”, il carico da novanta arriva dall’Unione europea. Che ben lungi dal sottrarsi all’orgia proibizionista, in un documento del 30 agosto della Commissione salute ed arrivato a Snowdon per vie non ufficiali, si dichiara entusiasta delle proposte e sottolinea che queste non debbano “applicarsi solo ai prodotti del tabacco, sia tradizionali che emergenti come i riscaldatori, ma anche ai prodotti legati al tabacco come gli Ends”, acronimo che sta per Sistemi elettronici di somministrazione della nicotina. In due parole, sigarette elettroniche.
Quindi un film o un video in cui compare una ecig dovranno essere vietati ai minori. Vedremo se queste proposte saranno approvate durante il Cop8 di Ginevra, ma per ora una cosa appare ancora una volta certa: non è dall’Unione europea che può arrivare una corretta distinzione fra fumo e vapore.