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di Barbara Mennitti

Che l’ottava Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell’Oms sul controllo del tabacco (Fctc) non si stesse aprendo sotto i migliori auspici per i sostenitori della riduzione del danno, è stato chiaro fin da subito. I più foschi timori del mondo del vaping hanno preso vita fin dalla prima conferenza stampa in cui la direttrice della DG per la Salute della Commissione europea, Anne Bucher, ha risposto alle domande di un giornalista affermando seccamente che “i prodotti del vaping sono tabacco. “Anche se non contengono tabacco?”, ha ribattuto il giornalista. “”, ha risposto ancora più seccata la direttrice con sprezzo della logica e senza ritenere di dover argomentare ulteriormente.
Questo atteggiamento poco versato al dialogo ha trovato subito conferma quando, appena dopo il discorso di apertura del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’assemblea ha votato per escludere dai lavori il pubblico e i giornalisti, che sono stati gentilmente accompagnati alla porta. Unico voto contrario, quello del Canada. Insomma, si è ripetuto il triste copione del Cop7 di Nuova Delhi, sempre con la stessa giustificazione di proteggere i delegati riuniti a Ginevra dalle “interferenze dell’industria del tabacco”. In nome della trasparenza, si è proposto di trasmettere i lavori in diretta streaming, ipotesi che ha incontrato però la ferma opposizione di Paesi che, chiaramente, hanno poca dimestichezza con la democrazia e i suoi vincoli. Alla fine si è giunti ad una decisione di compromesso fra le parti: saranno trasmesse in streaming solo le cerimonie di apertura e chiusura e le sessioni plenarie. Questo sempre per non dare spazio agli interventi e alle interferenze dell’industria del tabacco.
Anche ad Innco, la rete internazionale che raccoglie le associazioni dei consumatori dei prodotti del vaping, è stato negato il ruolo di osservatore, nonostante avesse presentato domanda formale e soddisfacesse tutti i criteri. Ma per il Fctc, a quanto pare, sostenere la riduzione del danno equivale ad essere sodali dell’industria del tabacco. Nel frattempo la protesta è montata sui social. I vaper di tutto il mondo postano le loro foto e la loro storia di ex fumatori grazie al vaping taggando il Cop8. Ma non si sono mossi solo i consumatori. Ben 72 fra professori universitari, medici ed esperti di tobacco control hanno indirizzato una lettera al direttore generale dell’Oms, chiedendo che l’Organizzazione apra agli strumenti senza combustione che sono meno dannosi delle sigarette tradizionali “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E soprattutto, richiamando l’Fctc ad osservare la sua stessa carta costitutiva, che nell’articolo 1.d prevede la riduzione del danno.
Sempre questa settimana e sempre a Ginevra è stato presentato il primo rapporto mondiale sullo stato della riduzione del danno (Gsthr). Un lavoro di 129 pagine che intende gettare le basi per aprire una nuova era nel campo della lotta al tabagismo, descrivendo la riduzione del danno come un diritto umano.
Oggi il bollettino della Framework Convention Alliance (che si occupa nella ratifica e dell’attuazione della Convenzione quadro sul controllo del tabacco) ci fa sapere che il dibattito sugli Ends – cioè sulle sigarette elettroniche – è stato finora “inconcludente”. “Non c’è accordo – si legge – sulle prove scientifiche sugli Ends, compreso il loro rischio assoluto e relativo per la salute umana e il loro impatto sulla salute pubblica. Per questo le opinioni sul modo migliore per regolamentarli sono molto diversi. Le posizioni vanno dal divieto totale alla vendita, al trattarli favorevolmente come strumenti per smettere di fumare”. Dunque la buona notizia è che in sede di Cop8 c’è qualcuno che rappresenta la posizione della riduzione del danno. E forse questa inconcludenza si tradurrà in una posizione interlocutoria del Cop8 sulle sigarette elettroniche.