Testata giornalistica destinata agli operatori del settore delle sigarette elettroniche - Registrazione Tribunale di Roma: 234/2015; Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017 - Best Edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - Partita Iva 14153851002

Sigarette elettroniche, "meno dannose al di là di ogni ragionevole dubbio"

Settantadue tra esperti, scienziati, professori e medici da utto il mondo scrivono una lettera-appello all'Organizzazione mondiale della sanità

Scriviamo per esprimere la speranza che l’Oms assuma un ruolo di leadership nella promozione di politiche efficaci e ad azione rapida per regolamentare il tabacco e la nicotina”. Inizia così la lettera che oggi settantadue professori, medici ed esperti di lotta al tabagismo hanno indirizzato al direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, il medico etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, in occasione dell’avvio a Ginevra dell’ottava Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC). Ed è subito chiaro di cosa si parla. “In questa lettera – scrivono in professori – proponiamo all’Oms e agli stakeholder interessati di adottare un approccio più positivo verso le nuove tecnologie e le innovazioni che hanno il potenziale di portare l’epidemia di malattie fumo-correlate ad una più rapida conclusione”. E poi parlano di ANDS, acronimo che sta per Sistemi alternativi di somministrazione di nicotina, e che nella lettera vengono definiti come “tecnologie consolidate e nuove che somministrano nicotina all’utilizzatore senza la combustione delle foglie di tabacco o l’inalazione di fumo di tabacco”. Dunque, pare di capire, non solo sigarette elettroniche ma anche riscaldatori di tabacco, snus e tutti gli altri prodotti che non prevedono la combustione.
I firmatari della lettera, che in calce dichiarano di non avere conflitti d’interesse né commistioni con l’industria del tabacco, provengono da quattro continenti (esclusa, purtroppo, l’Africa) e fra loro ritroviamo molti nomi noti della ricerca sul vaping. Oltre all’unico italiano, l’oncologo Umberto Tirelli, citiamo i britannici Lynne Dawkins, John Britton, Sharon Cox, Peter Hajek, Caitlin Notley, David Nutt, Marcus Munafò, Lion Shahab; gli australiani Colin Mendelsohn, Alex Wodak e Ron Borland; gli americani Michael Siegel, Kenneth Warner, David B. Abrams, Lynn T. Kozlowski, Raymond Niaura; il francese Jacques Le Houezec, il greco Konstantinos Farsalinos, l’austriaco Bernhard-Michael Mayer, il canadese David Sweanor, lo svizzero Jean-Francois Etter e moltissimi altri.
I professori insistono sul significativo e rapido vantaggio per la salute pubblica che questi nuovi prodotti potrebbero indurre, essendo meno rischiosi dei prodotti da fumo “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E nella lettera si ricorda come il concetto di riduzione del danno da tabacco sia parte integrante del tobacco control e codificato nell’articolo 1.d dell’FCTC. Si sottolinea che l’incertezza sugli effetti a lungo termine non può giustificare la paralisi: sappiamo abbastanza – si legge nella lettera – “da essere sicuri che questi prodotti senza combustione sono molto meno dannosi del fumo. Sappiamo anche con certezza che il prodotto attuale (la sigaretta) è estremamente dannoso”. Si suggerisce, inoltre, che le regolamentazioni e le tassazioni seguano un criterio di proporzionalità al rischio e che si consenta la promozione dei prodotti che riducono il danno per informare i fumatori. Allo stesso modo, i professori ammoniscono l’Oms sulle conseguenze nefaste per la salute pubblica dei divieti e dell’eccessiva regolamentazione.
La missiva si conclude con una esortazione a coinvolgere più parti in causa. “Vi sono molti stakeholder – scrivono i professori – compresi i consumatori, i media e gli esperti di salute pubblica favorevoli alla riduzione del danno, che dovrebbero essere parte del processo. Ci preoccupa che l’FCTC abbia escluso chi ha visioni diverse e pensiamo che le sue delibere e le sue decisioni sarebbero più efficaci e credibili, se le sue procedure fossero più aperte”. Insomma, un invito nemmeno troppo velato alla trasparenza, che è stato uno dei punti dolenti del Cop7 di New Delhi.

Articoli correlati