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di Stefano Caliciuri

Il decreto fiscale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Questo significa che da oggi le misure contenute sono formalmente operative almeno per due mesi o sino alla conversione in legge da parte del Parlamento il cui iter comincerà al Senato presumibilmente a partire dalla prossima settimana.  Per quel che riguarda il mondo della sigaretta elettronica occorre esaminare l’articolo numero 8 che reca le disposizioni riguardanti il debito pregresso delle aziende di produzione e dei depositi fiscali con l’Agenzia delle Entrate.
Il decreto fiscale introduce la possibilità di concordare un piano finanziario agevolato, versando cioè soltanto il 5 per cento di quanto invece sarebbe previsto, così da salvare le aziende debitrici dal fallimento. Nel quinquennio 2014-2018 l’imposta totale che avrebbero dovuto versare ammonta a 205.088.437 euro. Nelle casse statali sono arrivati invece soltanto 18.520.292 euro, significa cioè che il debito totale delle aziende ammonta a 186.568.145 euro. Con il dispositivo previsto si introdurrebbe uno sconto del 95 per cento, senza interessi o sanzioni, che consentirebbe alle aziende di pagare 9.328.408 euro, spalmabili sino a centoventi rate mensili a partire dalla prossima primavera.
Contrariamente a quanto diffuso e comunicato anche da alcune società del vaping, il provvedimento non riduce l’imposta di consumo ma interviene soltanto sul debito delle aziende. La confusione è però generata dalla possibilità di non versare l’imposta sino al 31 dicembre per poi concordare il rientro. In sostanza, il governo concede una sorta di “bonus” sul futuro, nel senso che le aziende che da oggi al 31 dicembre non versano l’imposta potranno concordare con il Fisco di pagare il 5 per cento dell’intero dovuto. Ecco, dunque, come nasce la formula della vendita con imposta al 5 per cento, perché è esattamente quanto le aziende saranno chiamate a versare per regolarizzare la loro posizione.
Le aziende, visto che il provvedimento sposta a fine anno il periodo di “non punibilità”, hanno scelto deliberatamente di vendere applicando un’imposta pari al 5 per cento del suo valore.
In parole povere: l’imposta non è stata cancellata né abbassata ma, visto che i depositi fiscali hanno ottenuto uno sconto del 95 per cento su quanto avrebbero dovuto e dovranno versare sino al 31 dicembre, le aziende hanno scelto di chiedere ai rivenditori soltanto la cifra corrispondente alla parte che, aderendo alla sanatoria, dovranno effettivamente versare al fisco. Ovvero il 5 per cento dell’imposta intera.