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(tratto da Sigmagazine #11 novembre-dicembre 2018)

di Alberto Gava

(L’articolo che segue è stato scritto lo scorso ottobre. Non tiene, dunque, conto delle novità in materia di imposte inserite nell’ultimo Decreto fiscale)

Siamo giunti al settimo anno di vita di un settore che, nonostante tutte le disavventure passate, è ancora florido e in espansione. Non tutti ci avrebbero creduto quando, nell’ormai (quasi) lontano 2013, l’allora Governo Letta, nei suoi pochi mesi di attività, decise di introdurre nell’ordinamento giuridico l’ormai famoso (per non dire famigerato) art. 62-quater del D.Lgs. 504/1995. Ma, cosa è cambiato da allora? Come si è evoluto, in termini normativi, il settore e quali sono, oggi, senza pretesa di esaustività, le principali norme che lo governano e regolano?
La prima, a sovrastare tutte le altre, è sempre l’art. 62-quater del D.Lgs. 504/1995 che, come ben noto a tutti, nella sua ultima formulazione contiene un coacervo di regole eterogenee che disciplinano: il regime impositivo sui prodotti liquidi da inalazione; la produzione in regime di deposito fiscale dei medesimi; il regime amministrativo della relativa attività di vendita al pubblico. Sin dalla sua originaria formulazione il citato art. 62-quater intendeva, nell’ottica del legislatore, essere esaustivo. Non si riteneva infatti, all’epoca della sua introduzione, che il settore meritasse una regolamentazione nel suo complesso, al contrario ritenendo sufficiente agli interessi statali la mera introduzione di norme fiscali (e amministrative) che garantissero il “recupero” di gettito che, ad avviso dell’amministrazione, i prodotti del fumo elettronico avevano la colpa di erodere, ponendosi come alternativa al tabacco tradizionale.
La mancata considerazione iniziale del settore come un fenomeno commerciale in espansione, come naturale, ha causato al contempo benefici e disfunzioni, con risultati ambivalenti: da un lato, ha consentito infatti – positivamente – la crescita rapida degli operatori e della filiera della produzione e della vendita; dall’altro, tuttavia, ha prodotto notevole dispendio di energie in attività che successivamente non hanno più trovato spazio nell’ordinamento giuridico (si pensi, al fenomeno inziale dell’apertura di “corner” presso punti vendita, ora vietato ai sensi del comma 5 del citato art. 62-quater). Sta di fatto che la mancanza iniziale di regolamentazione amministrativa della vendita ha consentito e rafforzato un mercato che, altrimenti, non avrebbe oggi le interessanti dimensioni che conosciamo.
Nel 2016 è intervenuto il D.Lgs. n. 6 del 12 gennaio che, con il recepimento della Tobacco Products Directive (2014/40/EU), ha dettato le prime vere norme speciali di natura civilistica riferite al settore, che si sono affiancate alle norme generali del D.Lgs. 206/2005 (Codice del consumo) già applicabili ai prodotti del mondo dell’e-cig così come ad ogni altro “prodotto” di consumo venduto in Italia (e in Europa). L’impianto normativo della Tpd – di derivazione europea – si pone, con riferimento al mondo del fumo elettronico, in una prospettiva di ampia tutela dell’utente, nel bilanciamento del principio di libera iniziativa economica e del principio di precauzione. Si tratta, dunque, di norme che dettano (tra gli altri): limiti in merito alla composizione dei prodotti liquidi da inalazione; obblighi di informativa ai consumatori sulla composizione del prodotto e sul loro utilizzo (composizione delle etichette e del foglietto illustrativo); obblighi di notifica – ai fini di controllo – dei prodotti e della loro composizione al Ministero della salute e al Ministero dell’economia e delle finanze; obblighi di compliancedel prodotto con standard minimi di funzionamento (ad esempio, rilascio di dosi di nicotina a livelli costanti); divieti di pubblicità dei prodotti contenenti nicotina o, comunque, di deviceutilizzabili con liquidi contenenti nicotina; divieti di utilizzo di determinati canali commerciali, quali la vendita online tansfrontaliera e, più in generale, la vendita a distanza (ivi inclusa, quindi, la vendita telefonica); obblighi di comunicazione e trasmissione dati ai fini statistici e di monitoraggio del mercato in favore del Ministero della salute e del Ministero dell’economia e delle finanze; sanzioni amministrative applicabili ai produttori, agli importatori e ai negozianti per il caso di violazione delle predette norme.
Il sistema normativo speciale del settore si regge dunque, oggi, su due articoli di legge (a cui si aggiungono le previsioni sanzionatorie contenute altrove): l’art. 62-quater del D.Lgs. 504/1995, oggetto di numerose battaglie giudiziarie e già dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 83/2015 (per la parte in cui, nella formulazione del comma 1 – ormai abrogato e sostituito dal comma 1-bis – sottoponeva ad imposta di consumo anche prodotti diversi dai liquidi contenenti nicotina); l’art. 21 del D.Lgs. 6/2016. Quest’ultimo, come testé riportato, contiene prevalentemente norme “di prodotto”, ossia norme tese a regolamentare standard minimi a cui tutti i beni di settore devono conformarsi. Il primo, invece, oltre alle già citate norme di ordine fiscale, contiene oggi, a seguito delle modifiche operate con la Finanziaria per il 2018, anche norme che disciplinano il regime amministrativo della vendita dei prodotti liquidi da inalazione che è affidato a: esercizi di vicinato (negozi specializzati), farmacie e parafarmacie, appositamente autorizzati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli sulla base degli ormai conosciuti criteri della “a) prevalenza, per gli esercizi di vicinato, escluse le farmacie e le parafarmacie, dell’attività di vendita dei prodotti di cui ai commi 1 e 1-bis e dei dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio; b) effettiva capacità di garantire il rispetto del divieto di vendita ai minori; c) non discriminazione tra i canali di approvvigionamento.”
Le disposizioni che precedono sono poi attuate da numerosi provvedimenti amministrativi adottati dalle autorità competenti per materia: principalmente l’Agenzia delle dogane e monopoli e il Ministero della salute. E così, senza voler fare un elenco esaustivo, ricordiamo tra i principali: il D.M. 29.12.2014 che contiene le disposizioni aventi ad oggetto il regime di deposito fiscale, di rappresentanza fiscale, di produzione e di commercializzazione dei prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti o meno nicotina (ulteriormente specificate dalla circolare Aams del 24.12.2014); il provvedimento Aams 381/2014 contenente individuazione delle procedure tecniche per il calcolo del consumo equivalente di sigarette dei prodotti di cui al citato art. 62-quater comma 1-bis, con i successivi provvedimenti annuali di determinazione dell’imposta di consumo gravante sui prodotti liquidi da inalazione; la circolare Aams del 23.06.2015 avente ad oggetto considerazioni in merito alla soggezione ad imposta di consumo delle “basi neutre” e degli “aromi concentrati”; la circolare Minsal del 4.02.2016 contenete divieto di vendita ai minori di sigarette elettroniche e liquidi di ricarica contenenti nicotina; il Decreto Minsal del 28.03.2017 contenente norme tecniche per il meccanismo di ricarica delle sigarette elettroniche; la determinazione Aams del 15.11.2017 che contiene norme relative all’oscuramento dei siti web che, in violazione delle disposizioni di cui al citato art. 21 del D.Lgs. 6/2016 offrono la vendita a distanza di prodotti liquidi da inalazione; il decreto direttoriale 16/23.03.2018 che contiene disposizioni in merito all’autorizzazione alla vendita al dettaglio dei prodotti liquidi da inalazione (i prodotti diversi da quest’ultimi non sono soggetti alla disciplina di cui a tale ultimo decreto).
Oltre alle norme di settore, ricordo poi l’applicabilità del già richiamato Codice del consumo, nelle disposizioni che si riferiscono al rapporto tra professionista (produttore o negoziante) e consumatore finale, nonché di tutte le norme generali in merito all’etichettatura dei prodotti in commercio e, in particolare, all’etichettatura e imballaggio di sostanze e miscele di cui al regolamento Clp (CE n. 1272/2008) e alla registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche di cui al regolamento Reach (CE n. 1907/2006). Norme tutte che, nella considerazione di insieme, formano un sistema complesso, articolato e di difficile applicazione che, ad oggi, meriterebbe una sistematizzazione organica per un settore che, si ripete, continua a crescere nonostante le avversità che ne hanno caratterizzato la vita degli ultimi quattro anni.