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di Barbara Mennitti

Dopo le sollecitazioni della Food and Drug Administration, preoccupata per la diffusione del vaping fra i minori, e dopo la presa di posizione di Altria, che ha annunciato che smetterà di commercializzare liquidi aromatizzati negli Stati Uniti, arriva anche la risposta di Juul labs. In fondo era la più attesa, visto che l’azienda detiene il 70 per cento del mercato americano e è il vero imputato dell’agenzia. Negli Stati Uniti è addirittura stato coniato un verbo apposito, juuling, per indicare l’utilizzo della piccola pod mod con ricariche ai sali di nicotina. Ma vediamo cosa prevede il piano comunicato ieri da Kevin Burns, ceo di Juul Labs, per evitare la diffusione del vaping fra i minori.
La prima misura ha del clamoroso. L’azienda smetterà di fornire le pod aromatizzate agli oltre 90mila esercizi che li vendono, compresi i negozi specializzati in prodotti del vaping. Questi continueranno a poter vendere esclusivamente ricariche al tabacco, menta e mentolo. Gli altri gusti, cioè mango, frutta, crema e cetriolo – quelli che attirerebbero i minori – potranno essere acquistati soltanto online direttamente sul sito di Juul.
In questo modo sarà più difficile per chi ha meno di 21 anni procurarseli? Sì, perché l’azienda sta aumentando gli accorgimenti per verificare l’età degli acquirenti online. Per completare un ordine su Juul.com, sarà infatti necessario inserire, oltre ai dati anagrafici, le ultime quattro cifre dell’equivalente del codice fiscale e i dati saranno poi verificati da una terza parte. Alternativamente l’utente potrà caricare un documento d’identità valido, che sarà verificato da un membro dell’azienda.
Entro la fine dell’anno il sistema diverrà ancora più sofisticato: l’identità sarà confermata attraverso un codice inviato al numero di telefono fornito dall’utente, mentre la foto sul documento sarà verificata da una in tempo reale fatta attraverso la camera del telefono o del computer al momento della vendita. Ma non finisce qui. Anche gli acquisti saranno contingentati, per evitare che qualcuno compri merce da distribuire poi ai minori, spiega Burns. Ogni cliente potrà, infatti, comprare un massimo di quindici confezioni di ricariche e due device al mese ma non più di dieci device all’anno.
Juul sarà attiva anche nel controllo dei rivenditori fisici dei suoi prodotti. I suoi “agenti sotto copertura” faranno circa duemila viste al mese per verificare che i negozianti non vendano pod (quelle al tabacco e alla menta) e device ai minori. Pena risarcimento economico e il ritiro della possibilità di vendere i prodotti Juul. Allo stesso modo l’azienda lavorerà con i colossi del commercio online come eBay, Alibaba e Amazon per eliminare rivenditori che vendono i suoi prodotti, veri o contraffatti.
Juul scomparirà anche dai social media. Gli account su Facebook e su Instagram sono già stati chiusi, mentre Twitter sarà destinato esclusivamente a comunicazioni non commerciali. Rimarrà un canale Youtube, già vietato ai minori di 21 anni, che conterrà testimonianze di ex fumatori adulti che sono passati a Juul. L’azienda chiederà alle piattaforme anche di rimuovere account facenti capo a parti terze che richiamano il brand o i post degli utenti che potrebbero attirare i minori ad usarne i prodotti.
In futuro l’azienda si riserva di ricominciare a distribuire le pod aromatizzate a quei rivenditori, fisici e online, che si doteranno di tecnologie per verificare l’età degli acquirenti e applicheranno le stesse limitazioni sugli acquisti previste dal sito Juul.com.
Basteranno queste misure a salvare l’azienda di Burns, finita sotto il fuoco incrociato di una nuova ondata di proibizionismo? Chissà. Per il momento, però, si possono identificare due perdenti sicuri: i rivenditori, ai quali verrà sottratta la fetta di mercato delle pod aromatizzate, e il consumatore, per il quale diventerà molto più difficile e macchinoso trovare il prodotto che desidera.