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Sigarette elettroniche, i medici tedeschi chiedono il modello Gran Bretagna

In Germania ferve il dibattito sulla necessità di intervenire a sostegno della riduzione del danno da fumo. E i medici chiedono maggiore attenzione ai dispositivi della vaporizzazione.

(articolo tratto dalla rivista Sigmagazine #12 gennaio-febbraio 2018)

L’autunno 2018 potrebbe aver segnato una svolta nelle politiche pubbliche tedesche sulla riduzione del danno e nei confronti della sigaretta elettronica. Una svolta a lungo attesa ma sempre delusa dalla prudenza del mondo politico, dalla pigrizia di quello sanitario e da una presenza sempre troppo massiccia del lobbismo dell’industria del tabacco. Ma due prese di posizione in campo medico-sanitario, succedutesi a distanza di poche settimane, tra fine ottobre e metà novembre, lasciano sperare nell’avvio di un processo che riconosca la sigaretta elettronica come strumento amico della salute dei cittadini. La prima è arrivata dai chirurghi cardiovascolari, riuniti nel convegno nazionale che quest’anno si è tenuto a Bonn, la vecchia capitale. La seconda è giunta dai medici in generale che attraverso la rivista scientifica della loro associazione hanno attaccato la linea estremista del tutto o niente dell’Organizzazione mondiale della sanità e hanno invitato le autorità politico-sanitarie a prendere in considerazione politiche per la riduzione del danno. In entrambi i casi, i medici e chirurghi tedeschi chiedono a governo, istituzioni locali, ospedali e casse sanitarie di adottare politiche concrete che favoriscano la promozione e l’utilizzazione di nuovi strumenti tecnologici come la sigaretta elettronica che appaiono efficaci nella lotta al fumo. Il modello è la Gran Bretagna. La prima spinta è dunque maturata nel convegno nazionale dei chirurghi cardiovascolari di Bonn. L’appuntamento ha avuto al centro del dibattito la natura dell’approccio al tema dell’abbandono del fumo, elemento centrale per la difesa e la protezione di arterie e vene. I medici hanno chiesto al sistema sanitario tedesco una vera e propria svolta, che prediliga le politiche preventive, in modo da evitare che i pazienti si ammalino irreversibilmente. E per la prima volta in maniera esplicita hanno chiesto che l’apparato pubblico modifichi il proprio atteggiamento conservatore nei confronti dei nuovi strumenti che possono aiutare i fumatori ad abbandonare il tabacco, aprendo gli occhi sulla sigaretta elettronica.
Una delle principali contro-strategie – hanno sostenuto gli oratori – è la migrazione dei pazienti a rischio dalle sigarette ai moderni vaporizzatori di nicotina. Ad esempio, questi sono già considerati un’alternativa al fumo di sigaretta nel sistema sanitario britannico”. In Germania i chirurghi osservano invece una situazione completamente diversa, che stride con la fama di buona sanità che contorna l’ambiente ospedaliero tedesco: “Da noi i fumatori sono abbandonati a se stessi due volte,– hanno spiegato – le terapie di disassuefazione non vengono rimborsate e le alternative che sono certificate come meno dannose, come le sigarette elettroniche e i riscaldatori di tabacco, non vengono consigliate dalle istituzioni sanitarie”.
Quando noi chirurghi cardiovascolari abbiamo di fronte un paziente, i danni sono già avvenuti– ha precisato qualche settimana dopo in un’intervista alla rivista di vaping Egarage Martin Storck, direttore della clinica ospedaliera di Karlsruhe e uno dei medici più ascoltati al convegno di Bonn – possiamo aiutare, riparare, ma non è più possibile garantire ai pazienti una guarigione completa. Per questo puntiamo molto sulla prevenzione”. “Il fumo è un fattore ad alto rischio– ha proseguito Storck – per questo il sistema sanitario deve cambiare approccio verso i sistemi alternativi. Ciò significa anche che le assicurazioni sanitarie pubbliche e i cittadini devono essere informati in maniera trasparente in merito ai rischi relativamente bassi del consumo di sigarette elettroniche rispetto alle sigarette di tabacco”.
Questo lavoro di prevenzione generale non esiste. Chi ha difficoltà a smettere con i metodi tradizionali non viene aiutato dalle strutture mediche a provare nuovi strumenti, la cui efficacia è ormai dimostrata da centinaia di studi scientifici. In più quello del vaping tedesco non è certo un mercato clandestino: con una crescita del 40 per cento nell’anno appena trascorso, il settore fattura 400 milioni di euro, le previsioni per il 2019 sono rosee con una stima del +25 per cento. Un tedesco su otto ha provato almeno una volta l’ecig, anche se per la maggior parte è rimasta un’esperienza unica. In prevalenza si tratta di ex fumatori. Basterebbe assecondare la tendenza.
Nel corso del convegno, i medici hanno illustrato una serie di nuove scoperte realizzate nei laboratori delle industrie farmaceutiche, chiedendo alla fine che le autorità politiche e sanitarie abbandonino il pilatesco atteggiamento di prudenza e adottino decisioni nuove e coraggiose. Che devono tradursi in misure mirate, come promuovere la sigaretta elettronica come strumento rimborsabile dalle assicurazioni sanitarie per aiutare i fumatori più incalliti ma anche come adeguare la formazione del personale medico e infermieristico sulla natura di tali strumenti, “prodotti a ridotto contenuto di sostanze dannose che possono aiutare i fumatori che non sono in grado o non vogliono smettere del tutto di fumare”. Un problema che da qualche anno, in maniera in verità un po’ troppo solitaria, aveva sollevato uno dei maggiori esperti della sigaretta elettronica come Heino Stöver, da quasi un decennio docente di Scienze applicate all’Università di Francoforte, specializzato nella ricerca sulle dipendenze sociali. Da tempo Stöver lamenta e si sorprende per la scarsa attenzione del mondo sanitario tedesco verso la sigaretta elettronica, quando non per l’ostilità preventiva nei confronti di uno strumento nuovo, del quale non si sono voluti approfondire i benefici, lasciandosi suggestionare da pregiudizi e propaganda non sempre disinteressata. Tanto più che diversi sondaggi rivelano che anche in Germania il motivo per il quale la maggior parte dei consumatori adotta la sigaretta elettronica è proprio smettere o ridurre la dipendenza dal fumo.
E il tema della condivisione di obiettivi da parte di tutta la categoria dei medici e, in senso più ampio, di tutta la struttura sanitaria, è stato il passo ulteriore sollecitato dal palco di Bonn. La prevenzione comincia prima, quando il paziente arriva in ospedale è già un malato, ha ribadito Stork: “Bisogna sensibilizzare i medici delle altre discipline, c’è bisogno di un dibattito ampio e di coinvolgere altri specialisti, se vogliamo che la prevenzione parta prima che sia troppo tardi”. È l’intero sistema sanitario tedesco che deve ripensarsi e rimodulare l’approccio verso questi nuovi strumenti, hanno concluso i chirurghi cardiovascolari rilanciando più volte il modello britannico, capace di intuire le potenzialità dell’ecig e di muovere l’intera struttura sanitaria verso un comune obiettivo.
Non poteva dunque capitare più a proposito la pubblicazione, avvenuta un paio di settimane dopo il congresso di Bonn, di un lungo saggio sulla rivista ufficiale dei medici tedeschi Ärzte Zeitung che, criticando le conclusioni dell’ottava Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell’Oms sul controllo del tabacco di Ginevra (Cop 8), ha chiesto che la Germania intraprenda una via completamente diversa intensificando le politiche sulla riduzione del danno. La rivista dei medici ha attaccato frontalmente la politica del “tutto o niente” adottata dall’Organizzazione mondiale della sanità in tema di abbandono del fumo, paragonandola addirittura all’ideologismo settario che era tipico dei regimi comunisti prima della caduta del Muro di Berlino. Una posizione netta, decisamente inusuale nel solitamente pacato dibattito tedesco. L’Oms rifiuta totalmente di avviare un discorso sulla riduzione del danno, ha spiegato il quotidiano dei medici, che aprirebbe la strada ai metodi alternativi come le sigarette elettroniche o i riscaldatori di tabacco, degradate a strumenti comunque nocivi. Oltre a essere la rivista ufficiale, Ärzte Zeitung rappresenta l’opinione di una categoria fra le più potenti d’Europa, non fosse altro per il numero dei medici tedeschi. Una potenza riflessa nelle invidiabili cifre stesse del periodico: quasi cinquantamila copie di tiratura quotidiana, cinquemila delle quali vendute in edicola, il resto in abbonamento, una sorta di Bibbia dei medici, che sembrano aver trovato da qualche parte il coraggio per squarciare il velo del conformismo e della routine di un sistema bloccato che perde colpi nella battaglia forse più importante che le società benestanti stanno combattendo sul fronte della salute: quella contro il fumo. “La ribellione fra medici e scienziati cresce– concludeva il suo articolo Ärtze Zeitung – e con esse cresce anche la volontà di dibattere l’opzione delle alternative al fumo anche nelle terapie antifumo”. Non va dimenticato che la Germania arranca nella lotta al fumo, il numero dei fumatori resta fra i più alti del Continente, quello di chi smette è sempre troppo basso, specie se confrontato con quello di paesi simili come Gran Bretagna, Francia e Italia. Non sorprende, dunque, che i costi sanitari e sociali legati al tabacco siano altissimi. Una recente ricerca coordinata dal professor Tobias Effertz, specialista in economia della salute all’Università di Amburgo, ha rivelato che il costo annuale per la cura di diverse malattie causate dal consumo di tabacco raggiunge in Germania quasi 100 miliardi di euro. Un risultato allarmante: finora si stimava che i costi ammontassero a 80 miliardi di euro, la nuova ricerca ha fatto salire l’asticella di ulteriori 20 miliardi. Oltre ai consueti costi ospedalieri riferiti a operazioni, cure e riabilitazioni, la ricerca del gruppo di Amburgo ha considerato anche i danni economici collettivi derivanti da perdita di posti di lavoro, ridotta capacità lavorativa o congedi per malattia.
In Germania non sono note campagne pubbliche specifiche contro il fumo e, a dirla tutta, la presenza delle multinazionali del tabacco nelle stanze dei politici è fin troppo sospetta. Due anni fa il settimanale Der Spiegel aveva rivelato che il mondo del tabacco aveva versato 544mila euro in sei anni per sponsorizzazioni di eventi politici dei principali partiti tedeschi e delle fondazioni ad essi vicine: la Cdu di Angela Merkel, il suo partito gemello bavarese Csu, la sinistra socialdemocratica dell’Spd e i liberali dell’Fdp. Proprio i partiti che, in fase alterna, sono stati al governo dal 2005 a oggi. Unici partiti a essere esclusi dalle contribuzioni, i Verdi e la sinistra della Linke. Alle industrie del tabacco è stato addirittura consentito di esporre stand ai congressi della Cdu, con tanto di pacchetti di sigarette esposti sul bancone: impensabile in un altro Paese. Contributi leciti, naturalmente: come quelli dati all’Spd per favorire l’incontro con i vertici del partito, come riportò un servizio televisivo della rete pubblica Zdf, un incontro che però non venne comunicato alla stampa e all’opinione pubblica. È legittimo chiedersi se questo conservatorismo del sistema tedesco verso la sigaretta elettronica non sia anche dovuto ai legami troppo stretti fra politica e industria del tabacco.
Contro questo irresponsabile muro di gomma si sono ora scagliati i medici. Un doppio colpo quello dei chirurghi cardiovascolari e della rivista professionale che ha avuto una grande eco sulle riviste che si occupano di vaping, meno sulla stampa generalista, sempre preferibilmente distratta da veline sensazionalistiche sui pericoli nascosti nei liquidi delle ecig. Per il magazine Egarage, la presa di posizione del mondo dei medici “potrebbe aprire la strada al riconoscimento e alla promozione dell’ecig da parte dell’intero sistema assicurativo sanitario tedesco, sia delle casse pubbliche che di quelle private”. La palla passa ora alla commissione del Bundestag, ha aggiunto il magazine, ma nel rapporto dei chirurghi quel che serve è ora scritto nero su bianco.

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