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#MAGGIOrVAPORE, nessun pericolo di acqua nei polmoni

Già nel 2015, Emanuele Ferri dell'Università Bicocca confutava questa tesi bislacca (ma molto diffusa) sulla sigaretta elettronica.

Per tutto il mese di maggio, in occasione della campagna #maggiorvapore = #minordanno, riproporremo quotidianamente un articolo di archivio riguardante svapo e salute. Sarà un’occasione per ripercorrere le tappe salienti di una letteratura scientifica sugli effetti della sigaretta elettronica che, dal 2015 ad oggi, ha messo molti punti fermi, stabilendo che il vaping riduce drasticamente il rischio e il danno del fumo.

Da Sigmagazine del 1 novembre 2015

Una maniera del tutto nuova e di semplice comprensione per veicolare i messaggi scientifici. Risposte semplici a questioni impegnative. È il metodo utilizzato da Emanuele Ferri, biotecnologo dell’Università Bicocca di Milano, Ceo di Fem2Ambiente. Dal 2014 è impegnato nella direzione scientifica della rivista che oggi è diventata tra i punti di riferimento internazionali in materia: “The-ecig-science”. Con questo approccio, Ferri spiega come rispondere in maniera semplice, chiara e comprensibile a chiunque ipotizzi che il vaping crea acqua all’interno dei polmoni.
Innanzitutto – spiega Ferri – dire semplicemente ‘avere acqua nei polmoni’ dal punto di vista medico è una maniera molto volgare per definire un edema polmonare o un versamento pleurico, le cui conseguenze possono essere molto gravi. Detto questo, la nuvola prodotta dalla sigaretta elettronica non è vapore acqueo, ma un aerosol composto prevalentemente da particelle aerodisperse di glicole e glicerina. La percentuale di acqua nei liquidi da svapo è mediamente inferiore al 10 per cento, pertanto uno svapatore che consuma 20 millilitri di liquido al giorno può inalare un massimo di 2 millilitri di acqua, pertanto una quantità verosimilmente addirittura inferiore a mezzo millilitro”. Quindi, sarebbe sufficiente questo per “smontare” la tesi dei detrattori. Ma c’è di più. “Il corpo umano – continua Ferri – è composto per il 65 per cento da acqua, pertanto un uomo di 70 chilogrammi di peso contiene circa 45 litri d’acqua, ovvero 45 mila millilitri. A questa base ‘naturale’ bisogna aggiungere il mezzo millilitro di acqua derivante da abuso di sigaretta elettronica”. Una quantità, dunque, assolutamente risibile se calcolata nel complesso.
In sostanza, il vapore acqueo introdotto nei polmoni attraverso l’inalazione viene in parte  assorbito dagli alveoli e in parte riemesso all’esterno del corpo tramite l’espirazione. Soltanto la minima parte che viene assorbita entra nel circolo ematico e, se in eccesso, sarà smaltita dai reni, dalla pelle o, tornando al luogo di arrivo, dai polmoni. Un circuito che, con i dosaggi acquei utilizzati nella ecig, è altamente improbabile che possa chiudersi con l’arrivo di particelle acquee nei polmoni.
Puntualizzando che ogni abuso è sempre causa di malesseri, più o meno gravi, Emanuele Ferri conclude il suo ragionamento in maniera molto ironica ed efficace: “Se la sigaretta elettronica fosse veramente un fattore di rischio per l’acqua che accumula nei polmoni, non avrebbe senso ricorrere a rimedi salutari come gli inalatori, le Spa e le saune. Sarebbe come utilizzare consapevolmente strumenti di sterminio di massa contro se stessi”.

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