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Sigarette elettroniche, cronaca di una morte copiata e incollata

Allarme e panico causati dalla notizia che è rimbalzata in tutto il mondo: una persona deceduta dopo aver usato l'ecig. Ma non è vero. Vediamo perché.

Un attacco mediatico organizzato in grande stile. Partito circa dieci giorni fa dagli Stati Uniti, si è progressivamente diffuso in tutto il mondo sino a ingolfare le testate italiane nelle giornate di sabato 24 e domenica 25 agosto. Il tema? “La sigaretta elettronica uccide”. Secondo quanto riportato, un uomo di età imprecisata, residente in una città imprecisata, non si sa quando sarebbe morto per aver usato una sigaretta elettronica caricata con un mix di droghe. Nei titoli non si è perso tempo a rilevare che la “sigaretta elettronica ha causato il primo morto”. L’aspetto inquietante è che il testo originale scopiazzato non conteneva minimamente quella informazione. E di più: se è vero che la morte è avvenuta, la causa sarebbe da ricercarsi in un mix di droghe autoprodotte e assunte dalla vittima. Praticamente si era sballata così tanto da far collassare il fisico. La sigaretta elettronica è stata utilizzata come strumento per inalare il cocktail. Avrebbe potuto berlo, iniettarselo, sniffarlo. Invece no, chissà perché quel giovane – o uomo, non si sa, visto che aveva “un’età compresa tra i 17 e i 35 anni” – avrebbe deciso di usare una sigaretta elettronica.
Le reazioni di sdegno e di sgomento per l’accaduto sono rimbalzate in tutto il mondo. Non per la sciatteria con cui i giornali hanno trattato la notizia, spesso senza neppure leggere i contenuti del comunicato originale (se l’avessero fatto, avrebbero smentito i loro stessi titoli) ma per la pericolosità della sigaretta elettronica. I vecchi maestri spiegavano che una notizia è data dalla sommatoria di cinque risposte: chi, dove, quando, perché, cosa. La cosiddetta regola delle cinque W: Who? What? When? Where? Why? Bene, la notizia incriminata tace su quattro risposte ma risponde soltanto all’ultima. Why, perché? Perchè ha usato la sigaretta elettronica. L’unico punto fermo. Su tutto il resto non si sa nulla ma è ben chiaro il colpevole. Chissà se al prossimo decesso per eroina i giornaloni si scaglieranno contro i produttori di siringhe da insulina o quelle usa e getta indolori. Certamente no, ma per la sigaretta elettronica questo invece accade. Perché? La risposta è presto detta ed è maturata negli ultimi tempi. Le istituzioni sanitarie internazionali non possono tollerare che uno strumento diffusosi dal basso attraverso il passaparola e il libero mercato, abbia dimostrato che è possibile combattere il tabagismo (22mila morti al giorno. Al giorno!) anche senza la supervisione dei medici e il beneplacito delle multinazionali del farmaco. La sigaretta elettronica ha fatto saltare il banco. E Big Pharma sta cercando di correre ai ripari, lanciando fango sul dispositivo che vorrebbe controllare e, perché no, magari anche distribuire e vendere in farmacia dietro prescrizione medica.
Prima dell’avvento della sigaretta elettronica la battaglia contro il fumo era tutta incentrata sulle tossicità derivanti dalla combustione. Si evidenziavano le oltre 4 mila sostanza nocive assunte ad ogni boccata, centinaia delle quali altamente cancerogene. Da quando è comparsa l’e-cig, il pericolo è diventato clamorosamente la nicotina. Ci si è dimenticati di tutto il resto. Di come, ad esempio, senza la combustione vengono anche drasticamente abbassati i livelli di rischio. L’istituto di sanità inglese ha quantificato che la vaporizzazione riduce del 95 per cento i danni della combustione. Eppure non basta. O forse, sarebbe meglio dire, non conviene. Perché abbattendo le malattie fumo correlate verrebbe a mancare anche un giro d’affari miliardario legato a consulenze, terapie, prodotti medicali, cure antitumorali. Per non parlare dei “problemi” legati anche all’aumento dell’aspettativa di vita e, di conseguenza dell’età media della popolazione: più pensioni e per più tempo, più spesa in assistenza sanitaria.
Insomma, la sigaretta elettronica ha scompaginato molti interessi consolidati. Non essendo riusciti a fermarne la diffusione, adesso stanno cercando di inglobarla, di controllarla, di gestirla.
Sarà che forse, alla fin fine, si sono accorti anche loro che la sigaretta elettronica è davvero l’unico strumento valido per contrastare il fumo? Che qualcuno è riuscito in soli 10 anni a fare quello che le istituzioni e gli organismi multilaterali di salute pubblica non sono riusciti a fare in 100 anni di simposi, convegni, congressi, audit, piani programmati, cabine di regia? Ma stiamo certamente pensando male, chiediamo venia per aver peccato.

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