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Sigarette elettroniche, dopo la polemica il professor Burioni aggiusta il tiro

La priorità è smettere totalmente di fumare ma le e-cig, se usate correttamente, sembrano fare decisamente meno male del fumo.

Probabilmente i nostri lettori ricorderanno la polemica suscitata alcune settimane fa da un articolo sulla dipendenza da fumo comparso su Medical Facts, il blog del professor Roberto Burioni. Il contributo era firmato dal professor Antonello Bonci, esperto di dipendenze, autore di oltre 150 pubblicazioni, vincitore di premi internazionali. Insomma, per dirla con Burioni, uno “con un curriculum letteralmente terrificante”. Eppure, senza voler minimamente mettere in dubbio la professionalità di Bonci, quell’articolo conteneva alcune affermazioni opinabili, ad essere generosi, sulla sigaretta elettronica.
In particolare, dal contributo sembrava di capire che i numeri della recente epidemia di malattie polmonari in Usa fossero da attribuire all’uso delle normali e-cigarette con nicotina e si giudicava “un mito privo di fondamento” il fatto che aiutassero a smettere di fumare. Più avanti, poi, in un paragrafo intitolato “Perché le sigarette e le sigarette elettroniche sono così mortali”, si leggeva che le e-cigarette contengono benzene, formaldeide, cadmio, glicole propilenico e, udite udite, vitamina E acetato. Proprio quella sostanza trovata nei liquidi illegali al Thc, colpevole di aver causato malattie e decessi negli Stati Uniti.
Ce n’era abbastanza per causare una polemica, che infatti non si è fatta attendere. Su Facebook, sotto il post che rimandava all’articolo di Medical Facts, si è sviluppata una discussione incandescente fra vaper e addetti al settore, che non si sono fatti scoraggiare nemmeno da qualche intervento censorio di troppo, cercando serratamente il confronto. Sigmagazine ha chiesto un commento al professor Fabio Beatrice, che ha risposto puntualmente e con competenza scientifica. Anche la nostra redazione si è anche presa la briga di inviare al professor Burioni una mail privata – citando fatti e studi scientifici in materia – che ci ha risposto con grande cortesia.
Oggi Medical Facts ritorna sull’argomento, con un intervento firmato dallo stesso Burioni. Il professore, da galantuomo, non sconfessa l’articolo precedente, anzi, ma sottolinea come fumare faccia male e come anche svapare non sia “una pratica sostanzialmente innocua”. Mette in guardia sul rischio di consumare nicotina, sostanza che crea dipendenza, e sulla possibilità di riportare danni gravi “a causa delle sostanze utilizzate nei liquidi che s’inalano, e nei quali la nicotina viene diluita”. Ma poi aggiunge: “Questo rischio è trascurabile nel caso di liquidi venduti legalmente e preparati secondo le norme europee, ma è esperienza comune che esistono – anche nel nostro Paese –, liquidi venduti illegalmente con cui molte persone si preparano i liquidi da soli, in modalità del tutto incontrollate”.
Insomma, i liquidi illegali possono essere pericolosi e causare danni gravi, ma “questo problema – precisa Burioni – non interessa né le sigarette elettroniche vendute legalmente né le sigarette senza combustione, i cilindretti che s’inseriscono in una specie di bocchino che riscalda il tabacco, facendogli rilasciare l’aerosol (e la nicotina). In questi casi per evidenti motivi nessuno se li prepara da sé; per questo l’eventualità di trovarci sostanze inaspettate è più remota, ma in ogni caso il rilascio di nicotina è presente e questa, come abbiamo detto più volte, crea dipendenza”.
Naturalmente per il professore riminese “la priorità assoluta e l’unica scelta giusta” è smettere di fumare e, se non ci si riesce, bisogna affidarsi a medici competenti. Ma, conclude, “se nonostante tutto continuate a fumare, le sigarette senza combustione e le sigarette elettroniche vendute legalmente, che comunque non fanno bene, sembrano – se utilizzate correttamente – fare decisamente meno male delle sigarette vere, dato che eliminano la combustione del tabacco, anche se, al momento, non esistono dati a lungo termine che possano dare certezze definitive su questa affermazione”.

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