Testata giornalistica destinata agli operatori del settore delle sigarette elettroniche - Registrazione Tribunale di Roma: 234/2015; Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017 - Best Edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - Partita Iva 14153851002

Nicotina, caffeina, teina: come influenzano il nostro cervello?

Sono tutte sostanze che, per il loro effetto stimolante sul sistema nervoso centrale, sono usate da miliardi di persone in tutto il mondo. Vediamo come agiscono, quali sono i loro effetti fisiologici e perché sono così diffuse.

Sono sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale che aumentano memoria, attenzione, concentrazione. Aumentano la resistenza alla fatica e sono usate da miliardi di persone in tutto il mondo. I nootropici più comuni sono infatti caffeina e nicotina, tanto che quelle che vengono chiamate smart drug sembrano, al confronto, un fenomeno marginale. In un’epoca caratterizzata dalla produttività sfrenata e dalla competizione è diventato comune l’uso di farmaci e integratori per studiare e lavorare di più e meglio. Farmaci usati fuori indicazione, legali ma il cui uso nei sani desta comunque qualche preoccupazione. L’uso a lungo termine è sicuro? Possono danneggiare il funzionamento del cervello? Esiste il rischio che influiscano sulla personalità? Se a queste domande su farmaci e integratori potremo dare risposta tra qualche anno, sembriamo dimenticare che siamo già ”dopati” a livello cerebrale, come spiego nel mio nuovo libro “Cervello senza limiti”, la prima inchiesta italiana sulle sostanze legali che permettono un potenziamento cerebrale edito da Codice Edizioni.
Avete mai sentito parlare di 1,3,7-trimetilxantina? Probabilmente no. I termini caffeina e teina vi suoneranno più familiari. La caffeina è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà, mate e nelle bevande da esse ottenute. È considerata la droga, intesa come sostanza eccitante sul sistema nervoso, più diffusa al mondo. Dopo il primo sorso la sostanza attiva viene rapidamente distribuita nell’organismo, dove agisce bloccando l’azione dei recettori endogeni dell’adenosina A1 e A29, attivando così un’ampia gamma di effetti fisiologici. Nonostante venga comunemente usata come stimolante, studi recenti hanno ridimensionato i benefici acuti quando il consumo diventa regolare, a causa di un meccanismo di tolleranza. E la sua fama rimane alta anche grazie a ricerche che hanno mostrato che il consumo di caffeina può diminuire il rischio di declino cognitivo negli anziani, un effetto definito neuro-protettivo.
Efedrina, nicotina, caffeina e teina sono tutti stimolanti organici del sistema nervoso, utilizzati da secoli, principalmente per combattere la fatica. Alcune sono xantine, sostanze alcaloidi che agiscono come broncodilatatori, diminuendo l’azione dell’adenosina, responsabile del senso di sonnolenza. Sono quindi utilizzate come moderate fonti di energia a breve termine: una scossa energetica che migliora attenzione e concentrazione. La caffeina ci fa sentire in allerta, almeno per un po’, poi ne serve una nuova dose durante il giorno. Il nostro cervello produce naturalmente adenosina da quando ci svegliamo fino al momento in cui andiamo a dormire; la caffeina dirotta questo processo limitando l’adenosina nel cervello, in quanto si lega ai suoi recettori, inattivandoli. Può migliorare l’umore, dato che scatena la cascata di dopamina e glutammina, stimolanti naturali prodotti dal cervello, rendendoci più vigili e concentrati.
Proprio il caffè ha dimostrato di migliorare alcuni tipi di memoria, la capacità di ricordare elenchi di parole e informazioni semplici, che si cementano più facilmente nella memoria a lungo termine e uno studio recente indica che gli estroversi ottengono dalla caffeina un aumento della memoria di lavoro maggiore rispetto agli introversi. Stephen Braun, autore di un libro su alcol e caffeina, spiega che le reazioni individuali alla caffeina variano notevolmente ma, quando le dosi sono elevate, si verifica paradossalmente una diminuzione delle prestazioni.
La nicotina percorre altre strade: una volta assunta entra in circolo in brevissimo tempo e raggiunge il sistema nervoso centrale, dove si lega a particolari recettori colinergici chiamati, appunto, nicotinici. Ampiamente rappresentati nel cervello, quando vengono attivati influenzano le funzioni cognitive, lo sviluppo e la degenerazione dei neuroni. E molto altro. Inoltre la nicotina influenza l’intera gamma dei neurotrasmettitori. I suoi effetti sono positivi e negativi: è stimolante, aumenta la vigilanza attenzione e memoria ma diminuisce la plasticità neuronale (specialmente a livello dell’ippocampo), oltre a rallentare la pianificazione dei movimenti.
Espande la capacità della memoria di lavoro, quella in cui avviene lo stoccaggio delle informazioni da utilizzare a breve termine, che aumenta la vasodilatazione, il che si traduce in un maggior apporto di sangue al cervello e migliori prestazioni. Sarà per questo che prima di iniziare un compito gravoso il fumatore svolge il rito dell’accensione della sigaretta, passaggio sia dettato da una necessità fisica che psichica e in qualche modo, scaramantica. Il senso di aumentata vigilanza è probabilmente attribuibile al rilascio di adrenalina che a sua volta innesca una reazione dirompente: una cascata di glucosio che aumenta la pressione sanguigna, la profondità della respirazione e la frequenza cardiaca.
Ma i fumatori usano le sigarette anche per calmare l’ansia o placare le tensioni. Effetti che sembrerebbero in contraddizione con quelli attivanti appena citati ma che si spiegano probabilmente con la riduzione dei sintomi di astinenza che si determina tra una sigaretta e l’altra. L’azione sui neurotrasmettitori induce relazioni considerate desiderabili: l’aumento di acetilcolina migliora concentrazione e apprendimento, quello sulla noradrenalina acuisce la vigilanza, mentre le endorfine contribuiscono ad aumentare la soglia e la tolleranza al dolore oltre ad avere la capacità di dissolvere l’ansia come neve al sole. Ma il vero peptide su cui la nicotina esercita tutta la sua influenza e fascino è la dopamina, quella responsabile del piacere, della sua ricerca continua e, ahinoi, della dipendenza
Caffè e sigarette hanno poi un rapporto ”sentimentale”, in cui uno chiama l’altra. Una relazione così forte riporta a condividere lo stesso destino: nel 2005 infatti la caffeina è stata inserita nell’elenco delle sostanze dopanti e quindi proibite dalla Wada (World anti doping agency). In compagnia con farmaci anabolizzanti e ormoni della crescita (vietati in assoluto), narcotici e stimolanti.
Ora è chiaro che i danni causati dal fumo di sigaretta sono più significativi rispetto a quelli positivi percepiti dai fumatori. E che gli stessi effetti sul cervello possono essere ottenuti con corretti stili di vita senza rischi per la salute. Ma gli effetti della nicotina sono ben noti ai sostenitori del potenziamento cerebrale che quando non fumano ne sfruttano le proprietà attraverso gomme da masticare e cerotti. A ben pensarci, tutti viviamo utilizzando ausili, tecnologici e non: computer, smartphone, banche dati, occhiali, integratori di Omega-3. Chi prende sette o otto caffè al giorno non viene stigmatizzato, eppure anche la caffeina stimola il sistema nervoso.

(articolo tratto da sigmagazine #16 settembre-ottobre 2019)

Articoli correlati