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La salute pubblica tra principio di cautela, riduzione del danno e riduzione del rischio

L’epidemia di decessi dovuti al fumo - 8 milioni ogni anno - ha portato gli scienziati a cercare percorsi alternativi sia sulla strada della prevenzione che su quella della cura. Ma medici e istituzioni sono ancora divisi.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima il numero di morti per patologie fumo-correlate in circa 8 milioni l’anno, delle quali 900 mila per fumo passivo. Una vera e propria epidemia che ha portato ricercatori e scienziati a cercare percorsi alternativi sia sulla strada della prevenzione che su quella della cura. Ma quando andiamo ad analizzare da vicino la situazione, ci rendiamo conto che le patologie derivanti dal fumo della sigaretta convenzionale comprendono una vasta gamma di condizioni mediche che variano al mutare dell’età, del sesso, della condizione di salute generale e delle abitudini di vita dei soggetti interessati. Smettere di fumare risulta a tutt’oggi la scelta migliore in termini di salute pubblica. Su larga scala e nel lungo periodo, nessun altro tipo di strumento o di terapia porta gli stessi benefici di una totale cessazione.
Purtroppo, sono molte le problematiche che i fumatori devono affrontare durante il percorso di abbandono della sigaretta convenzionale, dai sintomi astinenziali alle ricadute. Da qui, la necessità di studiare percorsi di supporto innovativi ed alternativi per ridurre o prevenire i danni provocati dal fumo di sigaretta, che si basano principalmente su seguenti principi: cessazione e prevenzione delle ricadute con conseguente riduzione del danno e riduzione del rischio. La riduzione del danno prevede l’utilizzo di metodologie e strumenti alternativi per favorire la cessazione dal fumo di sigaretta, come sostitutivi nicotinici tra cui cerotti, gomme, inalatori ed Electronic nicotine delivery systems, come la sigaretta elettronica.
Secondo diversi studi condotti anche nei nostri centri di ricerca-trattamento e laboratori dell’Università degli studi di Catania, se analizziamo il quadro clinico di un soggetto fumatore, laddove coesistano patologie fumo correlate e altre condizioni di salute compromessa (vedi diabete, asma, bpco, disturbi appartenenti allo spettro schizofrenico o ipertensione arteriosa), l’utilizzo di strumenti alternativi, tra cui l’elettronica, riduce di molto il danno all’organismo. Le e-cig hanno infatti nello specifico il grande vantaggio di mantenere intatte tutte quelle abitudini e quei comportamenti ritualistici associati al fumo della sigaretta come la gestualità, ritualità e la componente psicosociale. Fondamentalmente si parte dal presupposto che, in presenza di un forte condizionamento e di una abitudine difficile da sradicare completamente, secondo quanto sostenuto da uno dei padri della psicologia della salute Alan Marlatt, si interviene riducendo la portata degli effetti negativi sull’organismo.
Qualsiasi scelta si prenda, è importante fare affidamento su personale esperto che possa indirizzare la strategia migliore per assicurare una efficace e duratura riduzione del danno e del rischio legato al consumo di sigaretta classica. Il consiglio primario che ogni medico operatore sanitario deve dare ai suoi pazienti, siano essi in perfetta salute o affetti da particolari patologie, è non iniziare o smettere definitivamente di fumare, e questo è un dogma. Ma è importante considerare che molti pazienti non riescono a smettere da soli, anche se è necessario. Dovere di ogni medico operatore sanitario è assicurare l’accesso a tutte le possibilità in grado di aiutare a far smettere di fumare i propri assistiti. Tra questi vi sono il supporto psicologico e psicoterapico individuale e/o gruppale, la terapia sostitutiva della nicotina, bupropione, vareniclina e anche l’uso di sigarette elettroniche o a tabacco riscaldato. La comunità scientifica non è divisa sull’approccio al tabagismo ma su quello che riguarda la riduzione del danno da fumo. Io al CoEhar, il Centro di ricerca per la riduzione del danno da fumo di cui sono direttore, ho scelto di applicare il principio della riduzione del danno su progetti di ricerca che afferiscono a 40 docenti di specialità diverse e che si basano su sei diverse aree di azioni clinica e sociale.
Diverso è il concetto di riduzione del rischio, tornato prepotentemente a galla dopo la questione degli oltre 500 casi sospetti di patologie imputate all’utilizzo di liquidi illegali, anche da parte di soggetti minorenni. Quando parliamo di rischio, intendiamo la combinazione delle probabilità che un evento accada e i suoi risultati in termini di possibili danni all’organismo. Partiamo subito da un esempio pratico: considerando che l’assunzione di nicotina risulta comunque dannosa, se la scelta ricade autonomamente sulla sigaretta elettronica, non è da preferire questa rispetto alla combustione del tabacco e agli elementi cancerogeni derivanti da esso? Di fronte a una scelta comunque pericolosa in termini di salute, a livello probabilistico, è meglio preferire la strada che ad oggi rappresenta l’alternativa 95 volte meno dannosa (dice il Phe, Public Health England).
Alle sopracitate strade, si aggiunge infine il principio di cautela, posizione più ufficiale e recentemente sostenuta dall’Istituto superiore di sanità che, intervenuto sulla questione americana, ha scritto: “Dobbiamo comportarci nei confronti della sigarette elettronica nello stesso modo in cui trattiamo la sigaretta tradizionale, ad esempio vietandone la pubblicità o informando le persone della sua pericolosità”. In totale trasparenza il Ministero dovrebbe a mio avviso però prima rendere noti i risultati degli studi condotti sulle e-cig che ne testimoniano la costante efficacia per smettere di fumare o ridurre i danni da fumo.

(articolo tratto dalla rivista Sigmagazine #17 novembre-dicembre 2019)

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