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Coronavirus: trasmissione più veloce nei fumatori ma il vapore lo allontana

Secondo una analisi effettuata sui primi 8mila casi, i fumatori sarebbero più soggetti al contagio. Il vapore di PG invece è efficace per la disinfezione perché penetra nei germi in sospensione nelle particelle di saliva alterandone il corredo enzimatico.

Ci sarebbe un collegamento tra lo sviluppo del coronavirus cinese e il fumo di sigaretta. Secondo una indagine sui primi 8 mila casi di coronavirus effettuata da ricercatori in Cina e negli Stati Uniti, gli uomini hanno maggiori probabilità di avere i sintomi più gravi, come la polmonite, e hanno più possibilità di morire. Uno dei motivi potrebbe essere che gli uomini cinesi sono forti fumatori e dunque i ricercatori avrebbero dedotto che potrebbe esserci un legame tra il vizio e lo sviluppo della malattia. Il motivo per cui gli uomini sarebero più sensibili alla malattia non è del tutto chiaro ma confermerebbe quanto già successo e verificato in due precedenti focolai di coronavirus: sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) e sindrome respiratoria acuta grave (Sars).
Secondo il dottor Sanjay Agrawal (Royal College of Physicians) i fumatori hanno il doppio delle probabilità di contrarre la nuova forma di polmonite rispetto ai non fumatori. “Hanno anche maggiori probabilità di contrarre infezioni, il motivo è che il fumo influenza le difese, quindi si è più sensibili alle infezioni sia virali che batteriche”. Secondo il compianto professor Molimard, padre nobile della tabaccologia internazionale, il vapore derivante dal glicole propilenico emesso  anche dalle sigarette elettroniche terrebbe invece alla larga i virus e i batteri, soprattutto grazie all’aumento della temperatura dell’aria inalata che ne inibisce lo sviluppo. “Il vapore di PG – scriveva Molimard – è efficace per la disinfezione perché penetra nei germi in sospensione nelle particelle di saliva dette “goccioline di Flügge” alterandone il corredo enzimatico”.

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