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Sigarette elettroniche, la Cina come l’Italia: monopolio e autorizzazione alla vendita
Il governo pone un freno alla libera iniziativa commerciale, volendo così colpire le strutture dal business "mordi e fuggi".
L’amministrazione statale cinese del monopolio del tabacco ha diffuso una bozza di regole per disciplinare il commercio di sigarette elettroniche, facendo così seguito all’ingresso del settore all’interno del monopolio del tabacco.
Secondo lo scheletro normativo, le aziende che vendono e che producono sigarette elettroniche in Cina devono prima di tutto registrarsi presso il registro dell’autorità del tabacco e quindi attendere l’autorizzazione di Stato. Le aziende di produzione devono anche dimostrare di disporre di risorse economiche necessarie per garantire la sopravvivenza dell’attività della struttura operativa conforme agli standard di correttezza e sicurezza. Così facendo il governo vorrebbe mettere un freno alle strutture “mordi e fuggi” che non rispettano le pari condizioni commerciali.
Si istituirà una “piattaforma nazionale unificata di gestione delle transazioni di sigarette elettroniche” attraverso la quale tutti i grossisti e i commercianti autorizzati “devono vendere i prodotti“. La riscossione delle tasse e il pagamento della merce “dovranno essere attuati in conformità con le leggi e i regolamenti fiscali nazionali“.
Finora il business del vapore in Cina ha operato in una cosiddetta zona grigia, potendo non rispettare le condizioni poste invece alla filiera del tabacco tradizionale. Anche in Cina – così come in Italia – vige un regime di stretto monopolio del tabacco controllato direttamente dal regolatore che stabilisce i prezzi di vendita e acquisto, regola la distribuzione e gestisce l’accertamento e la riscossione fiscale.